{"id":3354,"date":"2020-08-06T13:59:55","date_gmt":"2020-08-06T13:59:55","guid":{"rendered":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/?p=3354"},"modified":"2023-12-07T14:02:06","modified_gmt":"2023-12-07T14:02:06","slug":"il-debito-della-storia-nei-confronti-del-femminile-la-spia-che-amava-di-clare-mulley","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/index.php\/2020\/08\/06\/il-debito-della-storia-nei-confronti-del-femminile-la-spia-che-amava-di-clare-mulley\/","title":{"rendered":"Il debito della Storia nei confronti del femminile"},"content":{"rendered":"\n<p>Quando definiamo i confini della Storia, quando ricordiamo le pagine sgualcite dalla frenesia adolescenziale, ripassate all\u2019ultimo banco poco prima dell\u2019interrogazione, una serie di nomi altisonanti affiorano alla mente. Leader politici, uomini di prestigio internazionale, scenari di alleanze, compromessi e risoluzioni grandiose. Eppure i pi\u00f9 importanti eventi della Storia non sono altro che l\u2019ultima conseguenza di una serie di piccole storie quotidiane, gesti anonimi, esperienze minuscole vissute, in modo straordinario, da persone ordinarie, confluite silenziosamente nel macrocosmo della Storia ufficiale. Se, poi, al centro di una delle tante storie che potrebbero essere raccontate, vi \u00e8 una donna, l\u2019oblio diventa la regola.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"indented\">\u00abVolevo scrivere la storia di una donna forte; sono una femminista, ci sono tante storie di donne non raccontate che vanno portate alla luce. Le figure femminili nella Resistenza sono di solito ricordate per la loro bellezza e il loro coraggio pi\u00f9 che per i loro successi: ma anche se Christine era molto avvenente (prima della guerra era stata una reginetta di bellezza in Polonia) furono i suoi successi che le valsero le decorazioni dei governi francese e britannico. [\u2026] Era una donna appassionata e questo \u00e8 fondamentale per capire chi fosse. Il titolo del libro \u00e8 <em>La Spia che amava<\/em>, perch\u00e9 lei amava il pericolo e l\u2019adrenalina ma amava anche gli uomini: pi\u00f9 di tutto per\u00f2 amava la libert\u00e0 e l\u2019indipendenza. Era una donna avanti rispetto ai suoi tempi\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec Clare Mulley \u2013 scrittrice e biografa inglese di fama internazionale, opinionista della BBC, del <em>Guardian<\/em> e del <em>Telegraph<\/em> \u2013 spiega a <em>Sette<\/em>, il settimanale del venerd\u00ec del <em>Corriere della Sera<\/em>, le ragioni che hanno mosso la scrittura de <em>La spia che amava<\/em><em>,<\/em>&nbsp;sua prima opera tradotta in italiano. Il libro ritrae la figura di Christine Granville, la pi\u00f9 longeva, coraggiosa e decorata tra le spie britanniche durante la Seconda Guerra Mondiale, raccontata attraverso fatti che l\u2019hanno resa illustre, testimonianze dirette di chi l\u2019ha conosciuta e incontrata, successi e tragedie, avventure e disgrazie che definiscono i contorni di una donna sempre in cerca di libert\u00e0. Tradotto da Valeria Cartolaro e pubblicato in Italia il 9 luglio per <em>21lettere<\/em>, giovane casa editrice indipendente alla sua terza uscita, l\u2019opera ricostruisce attraverso archivi, documenti originali, interviste a ex colleghi, amici e amanti, la vita di una donna complessa, che ha fatto dell\u2019indipendenza morale e del coraggio le cifre della sua esistenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Quella di<strong>&nbsp;<\/strong>Christine Granville, nome in codice di Krystyna Skarbek, \u00e8 una storia nella Storia, dove mito e fatti tendono a sovrapporsi e confondersi. Le leggende che hanno ammantato la vita della spia britannica, per\u00f2, poggiano su eventi reali incontrovertibili. Sono proprio questi a interessare l\u2019autrice, che tratteggia la personalit\u00e0 di Krystyna con l\u2019accuratezza e l\u2019attenzione della storica.<\/p>\n\n\n\n<p>Krystyna nasce nel 1908 a Varsavia, figlia del conte Jerzy Skarbek, bello e infedele, amante delle donne e del gioco d\u2019azzardo, e Stefania Goldfeder, discendente di un ricco finanziere ebreo. Trascorre la sua infanzia tra le comodit\u00e0 della tenuta di famiglia alla periferia di Varsavia; si sposa giovane e, con il suo ricco marito, si trasferisce nell\u2019Africa coloniale. Sin da piccola mostra un\u2019attitudine avventurosa, ma \u00e8 con l\u2019invasione della Polonia a opera della Germania nazista che rivela la sua vera natura. Abbandonati lussi e comodit\u00e0, arriva in Inghilterra e con insistenza si offre volontaria come agente segreto. Inizialmente respinta in quanto donna, grazie alla sua determinazione riesce a convincere il Governo britannico ad arruolarla. Cambia nome in Christine Granville e viene assegnata al SOE, unit\u00e0 di sabotaggio, sovversione e spionaggio istituita da Churchill, diventando la prima spia donna al servizio del Re.<\/p>\n\n\n\n<p>Man mano che la lettura scivola via, <em>La spia che amava<\/em>&nbsp;si configura come una storia di intelligenza, sangue freddo e audacia; le vicende di Christine, brillantemente ricostruite dall\u2019autrice, si snodano in una trama coinvolgente e inaspettata, tanto da suscitare incredulit\u00e0 nel lettore, che quasi dimentica di essere alle prese con una vera biografia. Nel 1941, per esempio, Christine finisce catturata in una retata della Gestapo assieme al collega e amante \u2013 unico affetto costante che l\u2019accompagner\u00e0 per l\u2019intera esistenza \u2013 Andrzej Kowerski. A dimostrazione di una rapidit\u00e0 di pensiero che la sosterr\u00e0 in tutte le circostanze pi\u00f9 complesse, per salvarsi Christine decide di mordersi la lingua fino a sanguinare, simulando i sintomi della tubercolosi e convincendo cos\u00ec gli ufficiali, spaventati da un possibile contagio, a rilasciarla. In generale, con il suo lavoro di spionaggio negli anni della guerra, riesce a dare un contributo decisivo agli Alleati: \u00e8 lei a trovare le prime prove dell\u2019operazione Barbarossa, il piano nazista per l\u2019invasione dell\u2019URSS; attraversa le montagne d\u2019Europa con un microfilm nascosto nel guanto con l\u2019unico obiettivo di portare i documenti direttamente sulla scrivania di Winston Churchill. \u00c8 questa l\u2019occasione in cui Churchill stesso la definisce come la sua \u00abpreferita tra gli agenti segreti al servizio della Corona\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel dispiegarsi del racconto, il libro fa emergere l\u2019attaccamento viscerale di Christine alla sua terra, la Polonia, e il senso di responsabilit\u00e0 che sente nel volerne sostenere la liberazione; con il proseguire degli eventi, per\u00f2, si riscontra in lei un sentimento di impotenza, basato sulla crescente consapevolezza dell\u2019impossibilit\u00e0 di contribuire in modo concreto alla causa; gli attriti tra le attivit\u00e0 di spionaggio polacche e britanniche, sempre sul filo di sospetti reciproci, la tormenteranno per tutto il corso della guerra, soprattutto quando verr\u00e0 accusata personalmente di tradimento. Sar\u00e0 questo per lei il rimpianto pi\u00f9 ingombrante.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma nella narrazione della vita di Christine Granville non c\u2019\u00e8 spazio solo per avventure e successi militari. Negli anni da spia divorzia due volte, vive relazioni con altri agenti segreti e si lascia alle spalle decine di amanti e ammiratori. Uno dei suoi nomi in codice sar\u00e0 <em>Willing<\/em>, \u201cdisposta\u201d, proprio per la tendenza a cercare&nbsp;\u00abgli amanti pi\u00f9 affascinanti e le missioni pi\u00f9 pericolose\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 che pi\u00f9 colpisce di fronte al ritratto che l\u2019autrice dipinge con estrema cura e grande attenzione alle fonti \u00e8 la modernit\u00e0 di Christine. Sorprende la capacit\u00e0 con cui applica alla sua vita principi di femminismo, parit\u00e0 e indipendenza professionale, sociale e personale; con la tipica ostinazione che la caratterizza, la vediamo rivendicare pi\u00f9 volte il diritto all\u2019autodeterminazione. Ben oltre qualsiasi postulato teorico, Christine Granville mette pratica il concetto stesso di libert\u00e0 in tutti gli ambiti possibili, rifiutando \u00abdi essere disciplinata, rimproverata o costretta in qualsiasi modo\u00bb, restando fedele solo alla sua linea.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abChristine non aveva mai avuto un approccio strategico alla vita. Sin dall\u2019infanzia, ci\u00f2 che la caratterizzava maggiormente era un intenso desiderio di libert\u00e0: libert\u00e0 da ogni autorit\u00e0, di vagabondare e cavalcare, e di vivere una vita d\u2019azione e d\u2019avventura come facevano gli uomini facoltosi. Il lavoro, il matrimonio e le rigide regole della societ\u00e0 erano costrizioni inaccettabili, che la resero in breve tempo, come not\u00f2 acutamente Vera Atkins del SOE, un tipo solitario che seguiva leggi tutte sue\u00bb. Perci\u00f2, nonostante la costellazione di incontri d\u2019amore che hanno illuminato o adombrato la sua vita, mai nessuna relazione avrebbe potuto renderla prigioniera:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"indented\">\u00abChristine fu una moglie, due volte, e avrebbe potuto esserlo di nuovo, e fu un\u2019amante molte pi\u00f9 volte, ma non fu mai definita dalla sua relazione con un uomo. Christine amava in maniera appassionata. Amava gli uomini e il sesso, l\u2019adrenalina e l\u2019avventura, la sua famiglia e il suo Paese; amava la vita e la libert\u00e0 di poterla vivere appieno. Quando questa libert\u00e0 le era stata negata, dalla legge o dalle convenzioni, aveva sfidato le aspettative, infrangendo le regole o semplicemente cambiando la sua fede, la sua et\u00e0, il suo nome o la sua storia. [\u2026] La guerra, sovvertendo le regole di comportamento dei tempi di pace, aveva, per molti aspetti, liberato Christine. Raggiunse traguardi straordinari. Fu la prima donna a lavorare sul campo come agente speciale per gli inglesi\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Dal punto di vista stilistico, pur avendo una mole importante, la biografia risulta scorrevole, adatta a un largo pubblico, anche non particolarmente informato sui fatti della Seconda Guerra Mondiale, poich\u00e9 nel libro non mancano riferimenti chiari ed esplicativi della situazione generale. Il focus \u00e8 senza dubbio la spy story, ma lo sguardo \u00e8 ampio e variegato, comprensivo di tanti generi letterari diversi, che, mescolandosi, appassionano, sorprendono e commuovono il lettore. Il testo fatica, per\u00f2, a rendere fluidi i passaggi, omettendo connettivi che invece aiuterebbero chi legge a non smarrire la linea coerente degli eventi.<\/p>\n\n\n\n<p>Tornando alla narrazione, merita interesse il periodo post-bellico di Christine, vissuto con profonda amarezza: nonostante le medaglie al valore riconosciutole dalla Francia e dal Regno Unito, infatti, verr\u00e0 abbandonata dal Governo britannico che decider\u00e0 di voltarle le spalle e negarle pi\u00f9 volte la cittadinanza. Impossibilitata, come molti dei suoi connazionali esiliati, a tornare nella Polonia sotto il regime comunista, Christine tenta continuamente di reinventarsi, senza per\u00f2 mai tradire la sua indole.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019epilogo della storia di Christine Granville suscita emozioni contrastanti e sembra essere, ricalcando le parole di Clare Mulley, \u00abin qualche modo appropriato che una donna che aveva vissuto come lei morisse in un modo cos\u00ec drammatico\u00bb. Lascio a voi il gusto di scoprirla, suggerendo di prestare particolare attenzione alle due interessanti appendici finali.<\/p>\n\n\n\n<p><em>La spia che amava<\/em><em>&nbsp;<\/em>riporta cos\u00ec alla luce una figura finora sconosciuta, disegnando fra le righe il ritratto intimo e personale di una donna a cui \u00e8 stato impedito di diventare un\u2019icona; le vicende dell\u2019intrepida spia britannica sono state a lungo sepolte, anche perch\u00e9 gli uomini che avevano fatto parte della sua vita, riuniti in un vero e proprio circolo, dopo la sua morte hanno censurato ogni forma di pubblicazione che la riguardasse &nbsp;\u2013 persino quella di una sceneggiatura in cui il ruolo da protagonista avrebbe dovuto essere interpretato da Sarah, la figlia di Winston Churchill &nbsp;\u2013 con l\u2019intento di proteggerne la memoria da eventuali diffamazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Christine non si \u00e8 mai lasciata trascinare dagli eventi, ma piuttosto li ha governati con determinazione. Si dice che Ian Fleming, il padre di James Bond, si sia ispirato a lei nel disegnare la figura di Vesper Lynd, la prima delle Bond Girls. \u00abQuando dicono che Christine fu la prima Bond Girl \u2013 precisa Clare Mulley&nbsp;\u2013 io rispondo: no, Christine \u00e8 stata la prima James Bond\u00bb.<\/p>\n\n\n\n\n\n\n<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on the_content --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on the_content -->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abLa spia che amava riporta alla luce una figura finora sconosciuta, disegnando fra le righe il ritratto intimo e personale di una donna a cui \u00e8 stato impedito di diventare un\u2019icona\u00bb.<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on get_the_excerpt --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on get_the_excerpt --><\/p>\n","protected":false},"author":16,"featured_media":3355,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"footnotes":""},"categories":[40,26],"tags":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v17.1 - 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