{"id":3203,"date":"2020-06-28T16:13:49","date_gmt":"2020-06-28T16:13:49","guid":{"rendered":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/?p=3203"},"modified":"2023-12-07T14:02:07","modified_gmt":"2023-12-07T14:02:07","slug":"almarina-di-valeria-parrella","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/index.php\/2020\/06\/28\/almarina-di-valeria-parrella\/","title":{"rendered":"(Almarina) di Valeria Parrella"},"content":{"rendered":"\n<p>Con il romanzo <em>Almarina <\/em>(Einaudi), Valeria Parrella entra nella dozzina finalista del Premio Strega. A proporla \u00e8 Nicola Lagioia, tra i primi a scoprirla all\u2019inizio del duemila, ai tempi dell\u2019esordio con la raccolta di racconti <em>Mosca pi\u00f9 balena <\/em>(minimum fax).<\/p>\n\n\n\n<p>La vicenda narrata in <em>Almarina<\/em> passa attraverso gli occhi e le parole di Elisabetta Maiorano, insegnante di matematica vedova che lavora nel carcere minorile di Nisida. L\u2019edificio si configura dal primo istante come un paradosso architettonico e concettuale. Costruito su un\u2019isoletta del Mediterraneo, \u00e8 circondato da un mare inaccessibile, perch\u00e9 coloro che lo popolano non sono abitanti ma prigionieri. Chi invece va e viene sul ponte collegato alla terraferma sente su di s\u00e9 un\u2019inquietudine, un senso di colpa difficile da tradurre in concetti. Nisida appare nelle parole di Elisabetta come un micromondo evanescente, acquatico, in cui ogni concezione dei legami e dell\u2019affettivit\u00e0 \u00e8 sospesa, proiettata in una dimensione <em>eccezionale<\/em>. D\u2019altronde, quelli a cui la donna insegna formule e calcoli non sono semplici studenti ma ragazzini segnati, dal passato turbolento e dal futuro incerto. \u00abE una nota in condotta cosa significa per un ragazzo che su un foglio ha visto scritto il suo nome, e sotto una condanna?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>In questo luogo ambiguo, <em>attraccato<\/em> a Napoli \u2013 \u00abcitt\u00e0 che ci sa fare con la morte, le d\u00e0 il giusto peso, che \u00e8 quello della vita: cio\u00e8, preso individualmente, poco pi\u00f9 di nulla\u00bb \u2013 la solitudine dolente di Elisabetta si imbatte in quella di Almarina Luchian, sedicenne rumena in arresto per furto, con alle spalle strazianti violenze familiari. Nell\u2019individualit\u00e0 delle loro tragedie private, tra le due donne si spalanca un punto d\u2019incontro, si crea, in fretta e senza preavviso, la possibilit\u00e0 di un legame. Vengono a profilarsi nuovi orizzonti di senso, al punto che Elisabetta vacilla sulla regola fondamentale per gli insegnanti\/carcerieri di Nisida: non affezionarsi ai detenuti. La struttura della narrazione traccia un cerchio, in cui il prologo e l\u2019epilogo ci mostrano Elisabetta all\u2019udienza per ottenere l\u2019affidamento di Almarina, mentre la parte centrale torna indietro a inquadrare il loro incontro e il loro eleggersi l\u2019un l\u2019altra.<\/p>\n\n\n\n<p>Il racconto procede come un lungo flusso di coscienza e intervalla l\u2019avanzare della vicenda a ricordi improvvisi, in cui Elisabetta ricostruisce la morte del marito Antonio e le fasi del suo lutto, ma anche il fiorire della loro relazione: \u00abNon ci baciammo n\u00e9 quella sera, n\u00e9 le volte subito dopo: non c\u2019era pi\u00f9 fretta ora che c\u2019eravamo incontrati. Procedemmo con la cura che meritano le cose eterne\u00bb e ancora: \u00abCredo che il matrimonio sia cominciato cos\u00ec: che mischiammo i libri\u00bb. Quello tra i due \u00e8 un amore profondo, dal respiro ampio, che viene troncato di colpo e senza alcuna possibilit\u00e0 di trovare una ragione. A Elisabetta resta soltanto un lutto che passa dal tramutare fedi nuziali in orecchini perch\u00e9 il dolore non si pu\u00f2 cancellare ma solo trasformare, e senza quel dolore non pu\u00f2 pensare di esistere. Ogni grande sofferenza \u00e8 sempre intima, individuale, ma quando Elisabetta incontra Almarina, come lei solcata da ferite aperte, le loro solitudini si riconosconoil loro legame cresce e si rinsalda.<\/p>\n\n\n\n<p>La scrittura di Valeria Parrella \u00e8 attraversata da un\u2019attenzione meticolosa alla costruzione della frase, alla scelta della parola giusta. Una tale precisione, che potrebbe rischiare di appesantire il testo, si sposa bene con la brevit\u00e0 del romanzo che conserva infatti freschezza e spontaneit\u00e0. Le parole dell\u2019autrice riescono a mantenersi eteree anche nei momenti pi\u00f9 duri, a conservare una loro frammentata leggerezza. Alcuni dei fatti raccontati, suggeriti o anche solo intuiti sono dei pi\u00f9 agghiaccianti ma Valeria Parrella sembra affrontarli come la sua citt\u00e0 affronta la morte: come cose da niente viste nella loro piccolezza individuale, nonostante gli strascichi immensi che si portano dietro. Quello che leggiamo \u00e8 un dolore spogliato da ogni retorica e affrontato di petto, con onest\u00e0, per ci\u00f2 che \u00e8. \u00c8 Elisabetta a raccontare il proprio ma anche a ricostruire quello altrui: un gesto, un oggetto, un segno sul corpo di Almarina diventano per l\u2019insegnante e per l\u2019autrice l\u2019occasione per venire fuori dalla voce della prima persona e immergersi anche nel passato della ragazza, che ci viene incontro per brevissime incursioni. Vi \u00e8 un continuo interscambio tra \u201cdentro e fuori\u201d: dentro e fuori Nisida, dentro e fuori Elisabetta, <em>dentro<\/em> un\u2019interiorit\u00e0 che si concede di accogliere qualcuno dal <em>fuori.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019intero racconto \u00e8 costellato da un senso di calcolata frammentazione, quasi a sostenere l\u2019idea che la perdita non possa far altro che lasciare in pezzi. Caratteristica interessante della prosa di Valeria Parrella sono infatti le reiterate parentesi, crepe che si aprono sullo stucco del racconto. In questi incisi frequenti emerge tutta la crucialit\u00e0 dei non detti che si fanno limpidi, quasi fossero scritti a caratteri cubitali ma con inchiostro invisibile. L\u2019autrice procede, s\u00ec, per descrizioni ma anche, forse soprattutto, per omissioni, sottendendo alla narrazione un abisso che affiora attraverso le parentesi, facendoci cos\u00ec percepire una diversa profondit\u00e0 sulla quale galleggiano le parole che leggiamo.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche il rapporto tra Elisabetta e Almarina sembra tratteggiarsi tra incisi e non detti piuttosto che in ci\u00f2 che ci viene mostrato. \u00c8 una strana scelta di focus: il legame tra le due resta quasi accennato, sospeso; pi\u00f9 che in maniera lineare \u00e8 approfondito per sprazzi, affinit\u00e0 e risonanze (Almarina legge le lettere dal carcere di Gramsci, libro lasciato a Elisabetta da Antonio, in un gioco che poco o forse niente ha a che vedere con la casualit\u00e0). L\u2019affetto che comincia a stabilirsi viene descritto come intenso ma non esattamente indagato. Perch\u00e9? La risposta \u00e8 forse gi\u00e0 anticipata a met\u00e0 libro: \u00abVoi che giudicate siete disposti a credere ai colpi di fulmine, ma altre forme d\u2019amore improvviso vi mettono in sospetto. Le amicizie sembrano maliziose, l\u2019amore per i discepoli riverbera di paternalismo e l\u2019ammirazione profonda per gli anziani pare sia coperta da chiss\u00e0 quale mancanza nascosta nel passato. Volete che l\u2019amore proceda per gradi, vorreste intravederne un percorso lineare, guardare, morbosi, tutto. Invece no, non si guarda: il cuore \u00e8 opalino e gli esami di coscienza sono per gli infelici\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Il respiro di <em>Almarina<\/em> si fa pi\u00f9 vasto mentre Valeria Parrella riflette sul carcere, sulla dimensione di confino che si concretizza sull\u2019isola di Nisida. \u00ab\u00c8 la gabbia che rende gli uomini non gi\u00e0 simili alle bestie (ch\u00e9 bestie siamo) CLASSE \u2013 MAMMIFERI, ma simili a come gli uomini vogliono le bestie\u00bb. Nelle parole dell\u2019autrice risuona un\u2019eco politica palese e non celata, che vivifica l\u2019intero romanzo, rendendo la responsabilit\u00e0 di ciascuno forse il fulcro pi\u00f9 autentico del testo. Se \u00abil carcere \u00e8 un dolore che non finisce, da cui non puoi mai distarti\u00bb, Elisabetta pu\u00f2 cercare, insieme ai suoi colleghi meno disillusi, di \u00abaddolcire la realt\u00e0, raccontarla meno brutta\u00bb ai giovani detenuti. Pu\u00f2 decidere di non arrendersi e farsi carico di un\u2019altra vita oltre la propria. Dove la legge non riesce a guardare alla singolarit\u00e0, il singolo pu\u00f2 ascoltare l\u2019obbligo che sente verso se stesso e coloro che sceglie di amare, anche se questo supera la <em>dose<\/em> di responsabilit\u00e0 richiesta.<\/p>\n\n\n\n<p>Valeria Parrella esplora l\u2019impatto trasformativo della perdita e i modi imprevedibili in cui ci si risolleva dal dolore, passa per il lutto, per le difficolt\u00e0 dell\u2019adozione, per il desiderio di non lasciare andare, capire quando \u00e8 necessario impuntarsi e lottare, e condensa tutto questo in poco pi\u00f9 di cento pagine. Il suo risulta un romanzo civile, politico, contenuto in un peculiarissimo romanzo di formazione. Non \u00e8 un caso che al fondo di <em>Almarina<\/em> vi sia una radice di verit\u00e0. La genesi del romanzo prende avvio dal laboratorio di scrittura tenuto dall\u2019autrice proprio a Nisida nel 2017 e dal bisogno di convogliare le emozioni emerse nel rapporto con gli allievi, i cui elaborati sono riportati all\u2019interno del libro. \u00c8 forse da quest\u2019elemento biografico (quest\u2019altro non detto cos\u00ec presente) che deriva lo spasmodico senso di ricerca di Elisabetta, il desiderio di \u00abun termine diverso a cui aderire\u00bb, un\u2019urgenza che tende il romanzo come un arco e lo fa vibrare ben oltre la storia che racconta.<\/p>\n\n\n\n\n\n\n<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on the_content --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on the_content -->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abValeria Parrella esplora l\u2019impatto trasformativo della perdita e i modi imprevedibili in cui ci si risolleva dal dolore, passa per il lutto, per le difficolt\u00e0 dell\u2019adozione, e condensa tutto questo in poco pi\u00f9 di cento pagine\u00bb. <!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on get_the_excerpt --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on get_the_excerpt --><\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":3204,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"footnotes":""},"categories":[40,26],"tags":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v17.1 - 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