{"id":3184,"date":"2020-06-22T17:00:26","date_gmt":"2020-06-22T17:00:26","guid":{"rendered":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/?p=3184"},"modified":"2023-12-07T14:02:07","modified_gmt":"2023-12-07T14:02:07","slug":"essere-nudi-quando-la-parola-trema-febbre-il-prologo-al-tremore-di-jonathan-bazzi","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/index.php\/2020\/06\/22\/essere-nudi-quando-la-parola-trema-febbre-il-prologo-al-tremore-di-jonathan-bazzi\/","title":{"rendered":"Essere nudi quando la parola trema"},"content":{"rendered":"\n<p>Mentre lo leggi, senti che qualcosa scorre dentro di te lungo tutte le trecentoventisette pagine. Sar\u00e0 che hai messo in pausa il cellulare e non lo guardi compulsivamente ogni cinque minuti controllando le chat di Whatsapp, perch\u00e9 sai che \u00e8 cos\u00ec, vuoi avere tutto sotto controllo, vuoi essere protagonista con una battuta o un meme pescato su Instagram che faccia ridere i tuoi amici; mettere in pausa il cellulare \u00e8 difficile tanto quanto dare pausa a se stessi, eppure non \u00e8 il cellulare, non sono i messaggi, visto che il libro lo stai leggendo, magari, di notte, mentre tutti dormono, dopo essere tornato dal lavoro o aver visto l\u2019ultima serie su Netflix. Ti dai ancora una mezz\u2019ora prima di addormentarti, anche se sono quasi le due del mattino. Ma no, non \u00e8 neanche quello, perch\u00e9 il libro lo stai leggendo in un giorno di maggio caldissimo, la luce fuori \u00e8 accecante e riflette il bianco sporco delle pagine.<\/p>\n\n\n\n<p>Il libro in questione \u00e8 <em>Febbre <\/em>e l\u2019ha scritto Jonathan Bazzi, il cui nome, immagino, \u00e8 sulla bocca di tutti, &nbsp;al contrario di quella parola che ricorre spesso alla lettura: HIV. Fa &nbsp;ancora paura, eh&nbsp;? Forse \u00e8 all\u2019origine del&nbsp; fastidio che sentivi all\u2019inizio, quindi meglio pronunciarla fin da subito ad alta voce, buttando tutto fuori: <em>accaiv\u00f9<\/em>. Bravo. L\u2019hai detto un po\u2019 troppo veloce, ma l\u2019hai detto. Ma dirlo non \u00e8 bastato: cominci a grattarti la testa, la pelle prude, il fastidio rimane.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 il 2016 l\u2019anno della diagnosi che conferma a Jonathan che ha l\u2019HIV. Bene, e adesso che fare? Per prima cosa, conoscere lo stadio a cui si trova l\u2019infezione e il livello di CD4, un sottogruppo di linfociti che il virus aggredisce per primi; dopodich\u00e9, fare un test delle resistenze, per capire a quali antiretrovirali \u00e8 possibile che il virus sia diventato insensibile. Ma ci vorr\u00e0 tempo per le analisi complete.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 il 2020 l\u2019anno in cui <em>Febbre <\/em>viene candidato prima alla dozzina e poi alla cinquina &#8211; quest\u2019anno, sestina &#8211; del Premio Strega. Bazzi non ha paura a dire che \u00e8 sieropositivo. \u00abLo sapranno anche i muri\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Continui a leggere il libro, la coscienza lavora molto pi\u00f9 del solito, il triplo, la prima cosa che fa \u00e8 mettere in rassegna tutti gli incontri che hai avuto, stilare una lista: scrivi davanti a te con una penna immaginaria i nomi dei ragazzi e degli uomini che hai incontrato al parco, in spiaggia, in un parcheggio, nei luoghi &nbsp;dove non esistono altro che corpi.<\/p>\n\n\n\n<p>Incontrare ragazzi \u00e8 facile: scarichi l\u2019app da Playstore, ti registri con un nickname e selezioni le tue caratteristiche: et\u00e0, colore dei capelli e degli occhi, fisico, lunghezza del cazzo. Ci metti dentro anche che sei versatile, cos\u00ec hai un raggio di azione pi\u00f9 ampio, sei attivo e passivo, sei interscambiabile, puoi accontentare chiunque. <em>Accontentare<\/em>. Il fastidio ritorna, questa volta allarghi il colletto della maglietta che inizia a starti stretto, e se stai a torso nudo non fa niente, ti stiri la pelle del collo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ricordi quando smettevi di studiare, di vedere amici, ti chiudevi in casa? Era sufficiente stare davanti allo schermo del telefono e scorrere senza sosta i profili che ti apparivano. Erano tutti, in un modo o nell\u2019altro, fonte di angoscia.<\/p>\n\n\n\n<p>Allora cominci a dare un\u2019identit\u00e0 al tuo fastidio: il ragazzo ha una testa pelata con quattro capelli, occhi grandi da cerbiatto e due occhiaie cos\u00ec scure da chiederti: ma dorme, la notte? Poi ci ripensi, \u00e8 una sua caratteristica. Probabilmente l\u2019hai visto su un profilo Instagram assieme a due gatti brutti, ma proprio brutti, che danno pi\u00f9 l\u2019impressione di essere due polli spennati. Eppure sono gatti e vanno amati, a dispetto di chi dice che non sono affettuosi come i cani. Ma il prurito non passa e intuisci da dove potrebbe venire ; \u00e8 la banalit\u00e0 di coloro che scaricano su quel viso una quantit\u00e0 &nbsp;di insulti &nbsp;il cui motore \u00e8 la mediocrit\u00e0: <em>troia, te la sei cercata, scheletro, non ti tocco manco con un dito, sei malato e ti vanti pure, frocio, darai una festa quando passerai a <\/em><em>AIDS<\/em><em>?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Febbre <\/em>\u00e8 un libro semplice, alterna un capitolo dell\u2019infanzia e dell\u2019adolescenza del protagonista a un &nbsp;altro che \u00e8 il presente del suo racconto, il 2016. Bazzi racconta che per un mese ha sofferto di una febbre incessante: 37, 38, 37 e qualcosa, di nuovo 38. Vuole solo che la febbre gli passi e decide di fare delle analisi. Vive con Marius, il suo fidanzato, e due gatti-polli che si chiamano Mirtilla e Pur\u00e8. Le recensioni al libro &#8211; un romanzo autobiografico &#8211; si sono sovrapposte in un rumoroso affastellamento di critica a tratti comprensiva o pietistica per il tema che affronta, a tratti insofferente per la forma, da molti definita insufficiente e vittimistica. Lo rammenta lo stesso Bazzi sul suo profilo Instagram, ma lui, nel dubbio, continua a scrivere.<\/p>\n\n\n\n<p>Semplicit\u00e0 non \u00e8 banalit\u00e0. La semplicit\u00e0, in questo caso, \u00e8 una dote che riesce a districare l\u2019<em>aneducazione<\/em>&nbsp; intorno all\u2019HIV. Nel passato si \u00e8 creata una specie di bibbia della diffidenza che ha sviluppato due caratteri sostanziali: il primo \u00e8 apotropaico, il secondo \u00e8 ostile&nbsp;. Tra gli anni Ottanta e Novanta si \u00e8 lentamente tramandata una mitologia del virus che, fu detto, era stato voluto da Dio per punire gli omosessuali e i drogati. Questa volta a pruderti \u00e8 la nuca, quando scopri che il virus se lo beccano anche gli etero.<\/p>\n\n\n\n<p>Se &nbsp;il nemico non si vede, la fantasia fa il triplo del suo lavoro, un po\u2019 come quando l\u2019uomo vide per la prima volta i fulmini e disse che qualcosa voleva che fossero scagliati nel cielo. Quel qualcosa \u00e8 stata chiamata punizione divina nonostante l\u2019isolamento del virus e l\u2019inizio di cure, per l\u2019epoca, sperimentali, che a oggi hanno ridotto il consumo di farmaci da 29 al giorno a uno. Poi, il silenzio, l\u2019isolamento verbale del prodigio stesso di cui &nbsp;si deve tacere il nome, un atteggiamento tutto religioso di vedere ma non parlare, perch\u00e9 parlare \u00e8 dare identit\u00e0 a un incantesimo che aspetta soltanto la sua formula. <em>Apotrop<\/em><em>\u00e0<\/em><em>o<\/em>: allontanare.<\/p>\n\n\n\n<p>Bazzi, quel silenzio, l\u2019ha vissuto crescendo. \u00c8 nato a Milano il 13 giugno del 1985, ma \u00e8 cresciuto a Rozzano. Rozzangeles, i milanesi lo chiamano cos\u00ec. Anche se citt\u00e0, Rozzano \u00e8 maschio.<\/p>\n\n\n\n<p>La prima volta che sono stato a Milano, Rozzano ha fatto la sua comparsa in una battuta di scherno &nbsp;mentre passava il 15: quello va a Rozzangeles. Figlio del rumore, Jonathan si esprime col silenzio. Gli amici di Rozzano sono gli stessi che troveresti in una qualunque periferia, quelli che ti insegnano a diventare maschio, che qui ha sempre fatto rima con machismo, disinteresse culturale (perch\u00e9 chi legge \u00e8 frocio), forza fisica. Tutto questo, Jonathan non ce l\u2019ha, a lui piace leggere, cos\u00ec tanto che, quando da piccolo scopre che alla biblioteca di Rozzano pu\u00f2 prendere in prestito quanti libri vuole, \u00e8 il bambino pi\u00f9 felice del mondo. Gli piacciono le bambole, ma il padre gli impedisce di giocarci, allora chiede che gli vengano regalate le <em>action figure <\/em>di Wonder Woman o She-Ra, una via di mezzo persuasiva. Il rumore in cui cresce \u00e8 lo stesso che quotidianamente riempie anche le strade di Rozzano, la citt\u00e0 con le vie dai nomi di fiori: via delle Dalie, via dei Rododendri, via dei Giacinti, la sua via. A Rozzano la delinquenza si misura col respiro che &nbsp;manca anche soltanto uscendo di casa: se vai al parco non sai mai chi puoi incontrare, a volte la gente rimane ammazzata per strada, a volta viene trovata morta dopo giorni.<\/p>\n\n\n\n<p>Il padre di Jonathan se ne va di casa, la madre prende le redini della famiglia, ma forse le aveva sempre tenute, e inizia a lavorare, si emancipa. Ma le attenzioni maggiori Jonathan le rivolge ai nonni, dai quali trascorre la maggior parte del tempo quando i suoi divorziano, mentre il padre c\u2019\u00e8 ma non c\u2019\u00e8, presenza opportunistica che non riesce a voler bene per pi\u00f9 di un fine settimana. Jonathan \u00e8 balbuziente, ma \u00e8 anche il pi\u00f9 bravo della classe, soprattutto al liceo, gli anni dei primi amori, del coming out a madre e amici e dei primi incontri. La chat \u00e8 una digitale dea dell\u2019amore.<\/p>\n\n\n\n<p>3 febbraio 2016, arriva il referto. \u00c8 HIV. Eppure, qualcosa nel meccanismo della prevedibilit\u00e0 si inceppa. Si dovrebbe sentire perduto, invece Jonathan \u00e8 sollevato, l\u2019angoscia \u00e8 terminata, finalmente ha una risposta; quando la malattia arriva, diventa tutto pi\u00f9 facile perch\u00e9 il corpo ha giocato d\u2019anticipo, ha conosciuto il virus prima della mente, si \u00e8 acquisita conoscenza fisica.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abVergognati, a Rozzano c\u2019\u00e8 gente perbene\u00bb<em>. <\/em>Per\u00f2 c\u2019\u00e8 anche Milano. \u00abMilano \u00e8 un\u2019altra cosa\u00bb<em>. <\/em>Quando Jonathan inizia il liceo, cerca di trascorrere pi\u00f9 tempo possibile a Milano, a casa ci sta lo stretto indispensabile, anche perch\u00e9 a casa non riesce a studiare e lui deve essere il migliore.<\/p>\n\n\n\n<p>Aneducazione: assenza di educazione. Avete mai provato a dire ai vostri familiari che siete gay? S\u00ec? Bene. La prima cosa che percepisci \u00e8 un tremore alle gambe, \u00e8 l\u2019ansia che fa tremare anche la voce. Nessuno vi ha insegnato a comunicare un certo tipo di emotivit\u00e0, da bambini siete sempre stati abituati a essere duri, tra maschi \u00e8 cos\u00ec; il maschio \u00e8 inconsapevole vittima e carnefice, i maschi fanno paura e hanno paura di essere spodestati, \u00e8 una perpetua gara a chi ce l\u2019ha pi\u00f9 lungo (<em>intelligenti pauca<\/em>). Tutti i ragazzi danno del frocio, del ricchione, della femmina a chi \u00e8 diverso da loro e diversit\u00e0 \u00e8 un vademecum di poche azioni eccentriche che legittimano la violenza: devi giocare a calcio, devi picchiare, devi fumare e simili. L\u2019automatismo della definizione giace in un potere che si innesta fin da piccoli per tradizione, e il motivo \u00e8 che, senza scomodare troppo Mario Mieli, l\u2019eteronormativit\u00e0 sociale definisce i caratteri dell\u2019uomo e della donna, e l\u2019uomo non pu\u00f2 leggere n\u00e9 disegnare n\u00e9 suonare n\u00e9 giocare con le bambole. Se sei maschio e gay, nessuno ti ha mai insegnato a dire chi ti piace e questa \u00e8 stata la tua condanna, soprattutto quando giocavi a cercare l\u2019amore.<\/p>\n\n\n\n<p>I sieropositivi devono essere monitorati, tracciati, devono essere messi subito in terapia anche per evitare che diffondano il virus. \u00c8 vero anche che non siamo pi\u00f9 negli anni Ottanta, oggi non si muore pi\u00f9 di HIV. Tuttavia, c\u2019\u00e8 qualcosa di subliminale che l\u2019attenzione alle parole dei medici fa passare in secondo piano.<\/p>\n\n\n\n<p>Sai qual \u00e8 la verit\u00e0? Che adesso ti senti sporco, hai una macchia che non passer\u00e0 pi\u00f9, non sei pi\u00f9 integro, non potrai avere una seconda possibilit\u00e0. Ti sei sprecato, con tutto ci\u00f2 che riserva l\u2019angoscia a chi \u00e8 disperatamente attaccato alla vita, eppure le hai riservato sempre il peggio. \u00abHo sempre avuto paura. Ho preferito la malattia alla paura, ho preferito il male alla paura del male\u00bb. Ti dai agli uomini perch\u00e9 la fame dentro di te perdura, vuoi che sentano la tua giovinezza, la tua carne mentre scopate, tanto sei giovane e hai tempo da sprecare, ti senti eterno, sei eterno. Ma quando finite hai bisogno di lavarti, devi toglierti di dosso qualcosa che non sapresti definire.<\/p>\n\n\n\n<p>Primavera 2016, letargo. Jonathan ha qualcos\u2019altro. S\u00ec, l\u2019HIV c\u2019\u00e8, non se ne va, ma non \u00e8 questo. Qualcosa scivola nella ripetitivit\u00e0 dei giorni a venire dopo una temporanea leggerezza acquisita con la diagnosi. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 motivo di alzarsi dal letto, non serve pi\u00f9 a niente leggere, scrivere, studiare, anche se gli piaceva tantissimo. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9. \u00abHo l\u2019HIV, ho iniziato la terapia ma so che non \u00e8 solo questo. Lo so, lo sento, l\u2019ho capito da un pezzo ma nessuno mi crede\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Il sesso gli serviva per boicottarsi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ricordi il fastidio di prima? Lo senti ancora? Forse non lo sentivi quando uscivi con sconosciuti, per un\u2019ora, mezz\u2019ora, pochi minuti dopo aver staccato dal lavoro, il tempo di una sega e via, ma se ci scappa qualcos\u2019altro\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Torni a casa ed \u00e8 ancora l\u00ec, ti gratti ovunque. Hai saputo accontentare il tuo uomo, i tuoi uomini, quelli da cui, in fondo, speri qualcos\u2019altro e ti chiedi pure: come fanno a fare tutto senza pensare alle conseguenze?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"indented\">\u00abQuando mi metto d\u2019accordo per scopare con qualcuno, \u00e8 sempre cos\u00ec, smania e paura insieme: ho delle crisi d\u2019ansia, ma ancora non lo so, non me ne rendo conto. [\u2026] Penso sia normale sentire le gambe che cedono, la bocca senza saliva, la tachicardia &#8211; potrei svenire.<br>[\u2026]<br>Ma perch\u00e9 ci vai se devi stare cos\u00ec?<br>Me contro me, desiderio e rifiuto insieme, nello stesso corpo. Voglio &#8211; e non voglio &#8211; essere umiliato, sopraffatto, violato.<br>Sei proprio una troia.<br>[\u2026]<br>Comunque se uno ha qualcosa si vede &#8211; lo sento senza pensarlo mai esplicitamente -, i malati sono i pi\u00f9 spudorati, quelli che vogliono farlo per forza senza preservativo. Non hanno niente da perdere. Anzi alcuni sono contenti di contagiare gli altri, occhio per occhio.<br>Ho paura di ammalarmi, ne ho cos\u00ec tanta che non faccio il test.<br>[\u2026]<br>Lo stesso dolore, completamente fisico, materiale, lo sento se il ragazzo del momento non mi risponde subito, quando gli scrivo.<br>Non riesco pi\u00f9 a fare niente se non mi dicono apertamente &#8211; didascalia &#8211; che non sono interessati.<br>Non studio pi\u00f9, mi chiudo in casa.<br>[\u2026]<br>Li faccio scappare tutti: se uno mi piace, mi deve dire di s\u00ec nell\u2019arco di un giorno, massimo due.<br>[\u2026]<br>Marco, Antonio, Armando, Filippo, Andrea, Luigi: il mio cuore gonfio per niente, i ragazzi a cui non piaccio abbastanza. Usciamo, una, due volte, io cerco conferme, loro tentennano, io insisto, dall\u2019idillio all\u2019ira.<br>Oh, ci sei?<br>Figlio di puttana perch\u00e9 non rispondi?<br>Se chiamo, il loro telefono squilla a vuoto.<br>Spariscono, non mi scrivono pi\u00f9.<br>Ricomincio a scopare coi mostri.<br>Distrazione, frenesia e poi schifo.<br>[\u2026]<br>Se ci fosse un farmaco per eliminare l\u2019istinto sessuale io ora, a vent\u2019anni, lo prenderei subito.<br>Una vita intatta, al sicuro.<br>Incontaminata.<br>Senza pi\u00f9 agguati\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>2016, ospedale Sacco. Quel qualcosa che Jonathan non riesce a comunicare &#8211; che, s\u00ec, l\u2019HIV c\u2019\u00e8, ma non \u00e8 solo quello &#8211; lo racconta finalmente a una psichiatra, la dottoressa Nuvola. Il fastidio che ha dato origine alle preoccupazioni prende lentamente la forma di un discorso che dura due ore, un monologo, un racconto che dona identit\u00e0 alle paure che si erano affastellate conferendo sostanza all\u2019angoscia: nel non senso delle cose sconosciute, l\u2019ansia ha il sopravvento su tutto, alimenta l\u2019odio-necessit\u00e0 del sesso occasionale, produce un coraggio mai sentito prima, che, per\u00f2, resta solo una scarica di adrenalina. Il vero coraggio, al di l\u00e0 di ossequi pi\u00f9 o meno profondi a un\u2019etica di crescita personale, \u00e8 quello che Jonathan ha in mano parlando a ruota libera davanti a sua madre e al suo fidanzato. \u00c8 finalmente nudo, ha finalmente parlato e di ci\u00f2 che era non rimane pi\u00f9 niente.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 curioso che, anche se il corpo ha gi\u00e0 reagito all\u2019infezione, la mente si ostini a non collaborare. \u00c8 solo questione di volont\u00e0?<\/p>\n\n\n\n<p>Probabilmente non sarebbe raro trovare un libro che racconti di HIV in libreria. Una cultura \u00e8 costruita su varie sfaccettature di un\u2019etnia, di un popolo o di una comunit\u00e0. Quelli che prima erano i paria di certa societ\u00e0 borghese (e non solo), i gay, i trans, i travestiti, hanno costituito un\u2019identit\u00e0 che fondata sulla possibilit\u00e0 all\u2019apertura di un <em>pi\u00f9<\/em>, posto alla fine di una sigla, la propria filosofia dell\u2019inclusivit\u00e0: LGBT+. Peculiarit\u00e0 di una cultura giovane, nata da una maledizione divina (<em>sic!<\/em>) che \u00e8 diventata stigma, tracciabilit\u00e0 di persone esecrande, ma che, a ben vedere, si perde nella notte dei tempi, sia nella benedizione che nell\u2019indifferenza; molti anni sono passati dalla prima epidemia di HIV, molte testimonianze sono state tramandate. Esistono film, musical, saggi, romanzi sull\u2019HIV e l\u2019AIDS e <em>Febbre <\/em>\u00e8 di certo parte di un flusso maledetto, evitato, compatito, ammirato. Cosa cambia, oggi, \u00e8 l\u2019impossibilit\u00e0 di distinguere un sieropositivo da chi non lo \u00e8, perch\u00e9, a ben vedere o anche solo a un\u2019occhiata superficiale, una differenza non c\u2019\u00e8. Jonathan \u00e8 uno scrittore, non \u00e8 uno scrittore sieropositivo: tutto scorre in un fiume comune senza distinzioni, all\u2019interno del quale una sigla preposta all\u2019addizione \u00e8 destinata a scomparire, quando anche l\u2019aneducazione sar\u00e0 diventata educazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Autunno 2016. Jonathan non sente niente, nemmeno pi\u00f9 quel fastidio. In realt\u00e0 quel fastidio l\u2019avevi sentito solo tu: tu che passi per strada, che vai al lavoro, che ti spacchi il sabato sera in discoteca, che aiuti i tuoi figli a studiare, che prendi l\u2019autobus, tu che leggi. I tanti <em>tu <\/em>che si alimentano del preconcetto, pi\u00f9 che di un reale timore. \u00abIl virus dell\u2019HIV appartiene al mondo, soprattutto. Riguarda pi\u00f9 voi, che me\u00bb. Ci sar\u00e0 sempre qualcuno che criticher\u00e0 una scelta cos\u00ec coraggiosa e caparbia: atteggiamento apotropaico. Non fa niente.<\/p>\n\n\n\n<p>Una sera qualunque in ristorante, Jonathan \u00e8 circondato dai suoi alleati, silenziosi sostenitori di un ragazzo oltre il virus. Allunga una mano nella tasca del giubbotto per recuperare la pillola, la ingerisce.<\/p>\n\n\n\n<p>Non ci fa caso nessuno.<\/p>\n\n\n\n\n\n\n<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on the_content --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on the_content -->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abL\u2019eteronormativit\u00e0 sociale definisce i caratteri dell\u2019uomo e della donna. 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