{"id":3073,"date":"2020-06-05T08:48:53","date_gmt":"2020-06-05T08:48:53","guid":{"rendered":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/?p=3073"},"modified":"2023-12-07T14:02:21","modified_gmt":"2023-12-07T14:02:21","slug":"the-eddy-e-la-grammatica-universale-della-musica","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/index.php\/2020\/06\/05\/the-eddy-e-la-grammatica-universale-della-musica\/","title":{"rendered":"The Eddy e la grammatica universale della musica"},"content":{"rendered":"\n<p>Parigi, un jazz club e un sogno: sembrerebbero le premesse perfette per una storia di successo, raccontata sotto la luce sfavillante della Torre Eiffel. Ma non \u00e8 cos\u00ec. Quello che piuttosto compare sullo schermo quando guardiamo <em style=\"font-size: 1rem;\">The Eddy<\/em>, serie TV rilasciata da Netflix lo scorso 8 maggio, \u00e8 un caos ruvido di esistenze inconciliabili che calpestano lustrini sgualciti all\u2019ombra dei lampioni; \u00e8 la faccia amara di una citt\u00e0 senza oasi di pace.<\/p>\n\n\n\n<p>Procediamo con ordine. Elliot Udo (Andr\u00e9 Holland<strong>)<\/strong> \u00e8 un noto pianista che negli anni ha costruito la sua fama a New York, interrotta all\u2019improvviso da un tragico evento che lo convince ad abbandonare la carriera da professionista per aprire a Parigi, insieme al socio Farid (Tahar Rahim) un jazz club, battezzato \u201cThe Eddy\u201d, puntando tutto sulla band locale, un quintetto per il quale Elliott scrive come autore, di cui fanno parte tra gli altri Katarina (Lada Obradovic), Jude (Damian Nueva Cortes) e Randy (Randy Kerber). Eccezion fatta per Elliot e la cantante della band, Maja (Joanna Kulig), gli interpreti che compongono il gruppo, musicisti professionisti con alle spalle poca o nessuna esperienza attoriale, suonano e registrano interamente dal vivo ogni pezzo presente nello show.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image wp-duotone-default-filter\"><img decoding=\"async\" class=\"lazyload\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/The-Eddy-1200x625-1-1024x533.jpg\" alt=\"\"\/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"lazyload\" src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/The-Eddy-1200x625-1-1024x533.jpg\" alt=\"\"\/><\/noscript><\/figure>\n\n\n\n<p>Inserire la musica, curata da Glen Ballard<strong>,<\/strong> pluripremiato compositore e produttore musicale con sei Grammy in bacheca, e Kerber, pianista della band, nel cuore di un prodotto seriale con una preponderanza cos\u00ec marcata, \u00e8 un rischio che tradisce una precisa dichiarazione di intenti: esaltare l\u2019esecuzione di ogni brano nella sua interezza, rafforzando le performance con la presenza di un pubblico fisico che reagisce a ci\u00f2 che ascolta, stimolando nel pubblico nascosto \u2013 &nbsp;noi che guardiamo da casa \u2013 l\u2019esperienza totalizzante di un vero concerto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>A legare un episodio dopo l&#8217;altro \u2013 ognuno intitolato al personaggio scelto come focus \u2013 dunque, \u00e8 il locale e la sua band, composta da personaggi dalle culture e dai passati differenti, tutti costretti a fare i conti con i propri errori, tutti sull\u2019orlo dell\u2019abisso, pronti a essere divorati dalla droga, dalla malattia, dalla criminalit\u00e0 e dalla solitudine. Elliot, scostante e fuori fuoco rispetto alla sua stessa esistenza, vive una condizione di paralisi emotiva, incapace di avvicinarsi ai sentimenti, suoi e degli altri. Si divide tra la progressiva scoperta degli affari loschi dell\u2019amico Farid, che si \u00e8 sempre occupato del lato economico dell\u2019impresa, con relative conseguenze legali e il rapporto problematico con la figlia adolescente Julie (Amandla Stenberg), che lo mette di fronte a demoni e fragilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Una delle prime incongruenze che salta all\u2019occhio durante la visione \u00e8 che la&nbsp;sottotrama gangster, bench\u00e9 voglia essere il perno su cui si muove l\u2019intero racconto, viene spesso subissata dagli stacchi musicali e dai numerosi momenti di riflessione sulle storie individuali dei personaggi. Pur con una qualit\u00e0 elevata,<em>&nbsp;The Eddy<\/em>&nbsp;rischia perci\u00f2 di perdersi fra i suoi dettagli, diluendo troppo le proprie trame interne e cercando di giustificare col comportamento del protagonista scelte narrative abbastanza deboli. Se il ritratto di personaggi e contesti sociali incuriosisce e risulta credibile quando accompagnato dalla musica, la componente thriller appare invece macchinosa, sovraccaricando in modo eccessivo la rappresentazione della marginalit\u00e0 criminale parigina, che finisce per appesantire lo sviluppo narrativo.<\/p>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 godibile invece agli occhi dello spettatore \u00e8 la multiculturalit\u00e0, esaltata dai continui <em>switch<\/em>&nbsp;linguistici presenti nei dialoghi, tra <em>frenglish<\/em>, met\u00e0 inglese met\u00e0 francese, e arabo, che disegnano in modo originale e dinamico la stratificazione etnica tipica della citt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image wp-duotone-default-filter\"><img decoding=\"async\" class=\"lazyload\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/the-eddy-1024x680.jpg\" alt=\"\"\/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"lazyload\" src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/the-eddy-1024x680.jpg\" alt=\"\"\/><\/noscript><\/figure>\n\n\n\n<p>Dal punto di vista estetico, tra lunghi piani sequenza e riprese con camera a mano, <em>The Eddy<\/em> mostra una maestosit\u00e0 visiva formidabile; il \u201ccinema dell\u2019inseguimento\u201d che ha reso celebri i cineasti francesi viene spesso omaggiato nell\u2019esecuzione stilistica, a beneficio di un contenuto noir poco consistente. I due episodi diretti da Chazelle sono densi e appassionati; tutto ha il sapore rugginoso di verit\u00e0: dalle riprese nervose e frenetiche, agli inseguimenti tremolanti a 16mm fino ai primi piani che indugiano nei momenti di maggiore tensione. Una regia concitata che si avvale di inquadrature mai fisse, dettagli e campi ravvicinati che intensificano il valore drammatico delle immagini, enfatizzando soprattutto stati d\u2019animo ansiosi, senso di accerchiamento e frustrazione. Spesso la nitidezza dei frame viene sporcata, sortendo un effetto di realismo che ricorda registi contemporanei francesi come Abdellatif Kechiche (<em>La vita di Adele<\/em>). In&nbsp;<em>The Eddy<\/em>&nbsp;il centro della narrazione \u00e8 la trasmissione degli stati emotivi dei personaggi, le loro sensazioni al confronto con esperienze negative e positive. Per tale motivo&nbsp;la regia di Chazelle predilige i piani stretti al fine di sondare i personaggi e tirar fuori un\u2019interiorit\u00e0 pi\u00f9 profonda. Gli attori si dimostrano assolutamente a proprio agio con questo tipo di regia intima e &#8220;invasiva&#8221; al contempo, accentuando, ove necessario, le espressioni, per trasmettere diverse sfumature d\u2019animo. L\u2019andamento della macchina da presa segue i ritmi spezzati del jazz, accompagnando chi guarda a ragionare quasi come lo spettatore di un concerto o di una ripresa live, esaltando una fotografia meno costruita possibile, a tratti quasi grezza, spogliata di un senso filmico pi\u00f9 delicato.&nbsp;Una grande autorialit\u00e0, dunque, che riesce a celebrare sia i momenti sul palco, di fatto uno spettacolo nello spettacolo, sia il senso urbano di una Parigi delle periferie: sporca, selvaggia e reale.<\/p>\n\n\n\n<p>La&nbsp;mano registica di Chazelle, tanto accorta e profonda, misurata ed equilibrata anche nelle numerose riprese lunghe con una macchina a mano dai ritmi vertiginosi e irregolari, esprime quindi una potenza visiva non solo difficile da eguagliare ma anche complicata da mantenere a lungo senza che l\u2019attenzione dello spettatore ne venga minata. Gli altri tre registi che si alternano nel resto della serie, perci\u00f2, pur rimanendo sul tracciato del collega americano, rientrano in uno schema di regia pensato per una narrazione pi\u00f9 diluita nel tempo, con riprese grammaticalmente semplici e fruibili al posto dei frequenti <em>long take<\/em>. L\u2019idea alla base di tale scelta \u00e8 chiara, ma il passaggio formale risulta troppo netto agli occhi di chi guarda.<\/p>\n\n\n\n<p>Al di l\u00e0 di questo, <em>The Eddy<\/em> resta un prodotto validissimo che mette in scena la musica non soltanto come passione comune ma anche e soprattutto come linguaggio universale, l\u2019unico possibile per capirsi davvero. La <a href=\"https:\/\/open.spotify.com\/playlist\/4F2gu2lkm8RzpOcKdbQlG5?si=orMN_eE1SYylP4Jb4ANClA)\">colonna sonora<\/a> racchiude tutto ci\u00f2 che la serie vuole comunicare: il jazz non \u00e8 un premio finale n\u00e9 un momento di esaltazione individuale o collettiva (se non per contrasto durante un funerale \u2013 una delle scene pi\u00f9 intense) ma una dolce maledizione causa di aspirazioni tradite, una condanna consolatoria inscindibile dal respiro.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image wp-duotone-default-filter\"><img decoding=\"async\" class=\"lazyload\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/1_YgoTQiealmov0UiVrVjWDw-1024x576.jpeg\" alt=\"\"\/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"lazyload\" src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/1_YgoTQiealmov0UiVrVjWDw-1024x576.jpeg\" alt=\"\"\/><\/noscript><\/figure>\n\n\n\n<p>Notazione speciale merita l\u2019approfondimento di tre personaggi in particolare: la moglie di Farid, Amira (Le\u00efla Bekhti), figura tridimensionale, coerente e affascinante nella sua estrema lucidit\u00e0, capace di rappresentare la disperazione della sofferenza senza un filo di retorica; Jude, contrabbassista della band, a cui \u00e8 dedicata la quarta puntata, a tratti tossica a tratti delicatissima, caratterizzata da un commovente realismo umano; e infine Maja \u2013 centrale per il suo tormentato&nbsp; rapporto con Elliot \u2013 che incarna una poetica dalle tinte francesi, fragile e sfumata, incastrata in un\u2019et\u00e0 di mezzo nella quale si \u00e8 gi\u00e0 responsabili dei propri insuccessi ma si tende ancora a credere in un altro futuro possibile.<\/p>\n\n\n\n<p><em>The Eddy<\/em>, dunque, \u00e8 una miniserie che si rivolge pi\u00f9 agli amanti della musica, avvicinandoli al cinema, piuttosto che ai cinefili \u2013 i quali potrebbero per\u00f2 stupirsi della capacit\u00e0 di coinvolgimento delle atmosfere sonore e visive ricreate. Senza rispettare i canoni della narrazione seriale, lo show si prende i suoi spazi, dilata i tempi del racconto e d\u00e0 libero sfogo ai ritmi della vita. C&#8217;\u00e8 davvero poca gloria in <em>The Eddy<\/em>, cos\u00ec prodigo di difficolt\u00e0 e ostacoli, cos\u00ec verosimile nel mostrarci i retroscena di ogni velleit\u00e0 artistica. Uno show che nel jazz si specchia e si riconosce: ostico come un genere poco compreso, sfuggente alle definizioni e per questo faticoso da apprezzare per tutti. Se il jazz \u00e8 improvvisazione, mancanza di piani stabiliti e desiderio di abbracciare l&#8217;inaspettato, <em>The Eddy<\/em> ha capito che, forse, la vita stessa \u00e8 jazz. Un meraviglioso inno alla precariet\u00e0, pieno di imprevisti e fugaci momenti di bellezza:<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abQuando le persone dicono che detestano il jazz \u00e8 perch\u00e9 manca loro il contesto, non sanno da dove proviene. Il jazz prese vita in una piccola intima stamberga di New Orleans perch\u00e9 c\u2019erano delle persone ammassate l\u00ec che parlavano cinque lingue diverse e non riuscivano a capirsi e l\u2019unico modo per comunicare era il jazz. Non lo puoi ascoltare, lo devi vedere, devi vedere cosa c\u2019\u00e8 in gioco. Guarda il sassofonista, ha dirottato il pezzo, va dove gli pare, ognuno di loro sta componendo, riarrangiando, sta scrivendo e intanto suona la melodia\u2026 guarda il trombettista, lui segue una sua idea\u2026 e tutto questo \u00e8 conflitto e anche compromesso ed \u00e8 nuovo ogni volta\u00bb. (<em>La La Land<\/em>, Damien&nbsp;<em>Chazelle<strong>, <\/strong><\/em>2016)<\/p>\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n<p><\/p>\n<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on the_content --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on the_content -->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abSenza rispettare i canoni della narrazione seriale, lo show si prende i suoi spazi e d\u00e0 libero sfogo ai ritmi della vita. 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