{"id":3022,"date":"2020-05-26T17:16:56","date_gmt":"2020-05-26T17:16:56","guid":{"rendered":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/?p=3022"},"modified":"2023-12-07T14:02:21","modified_gmt":"2023-12-07T14:02:21","slug":"tenerezza-spietata-brevemente-risplendiamo-sulla-terra-di-ocean-vuong","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/index.php\/2020\/05\/26\/tenerezza-spietata-brevemente-risplendiamo-sulla-terra-di-ocean-vuong\/","title":{"rendered":"Tenerezza spietata: Brevemente risplendiamo sulla terra"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"indented\">\u00abRiesco ad avere il coraggio di dirti quello che viene dopo solo perch\u00e9 le possibilit\u00e0 che questa lettera ti arrivi sono scarse, la tua incapacit\u00e0 di leggerla \u00e8 tutto ci\u00f2 che mi rende possibile scriverla\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Brevemente risplendiamo sulla terra <\/em>di Ocean Vuong \u00e8 un messaggio a cui chiunque potr\u00e0 accedere, tranne il suo destinatario. Il libro ci dischiude la vita di Little Dog mentre percorre la storia della propria famiglia, un microscopico nucleo vietnamita immigrato negli Stati Uniti nel 1990, composto dal protagonista, la madre Rose e nonna Lan. La voce dell\u2019autore ricostruisce momenti cruciali della propria esistenza e di quella delle due donne che ne sono i fuochi. Descrive avvenimenti intimi e casalinghi, accaduti sia sul suolo americano che su quello vietnamita, in pace, in guerra e nel confine labile che intercorre tra le due. Il romanzo \u00e8 attraversato da un intrecciarsi di esistenze che si attirano e respingono: leggiamo dell\u2019infanzia di Little Dog, segnata dal razzismo, di nonna Lan e della sua <em>vita precedente<\/em> in Vietnam, del disturbo da stress post-traumatico di Rose, che ne altera di continuo la personalit\u00e0, da madre amorevole a <em>mostro<\/em> violento. \u00c8 proprio alla madre che sono indirizzate le parole di Little Dog, parole che restano sospese perch\u00e9 il lettore sa fin dall\u2019inizio che Rose non avr\u00e0 modo di comprenderle. L\u2019alter ego di Vuong infatti scrive in inglese, lingua d\u2019approdo mai acquisita dalla donna, che ne ha segnato anzi ulteriormente la ghettizzazione e l\u2019isolamento. Nel centro estetico dove lavora, d\u2019altronde, non vi \u00e8 che un vocabolo da pronunciare: <em>sorry<\/em>. Per l\u2019immigrata vietnamita che cura le mani delle ricche signore americane tutto quello che bisogna imparare \u00e8 chiedere scusa. L\u2019inglese rimarr\u00e0 per Rose incomprensibile, frontiera invalicabile che trasforma la lettera in un flusso di coscienza impetuoso e senza alcuna foce.<\/p>\n\n\n\n<p>Leggiamo poi del ruolo cruciale di Little Dog, che si fa intermediario tra le due donne e il nuovo Paese, ne diviene interprete e voce in una terra fatta di suoni indecifrabili. Sentiamo il suo desiderio lacerante di assimilarla, quella lingua, farla propria al punto da poterla plasmare, governare e mutare in poesia.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Brevemente risplendiamo sulla terra<\/em> \u00e8 infatti, innanzitutto, il romanzo di un poeta. Gi\u00e0 noto per la raccolta <em>Cielo notturno con fori d\u2019uscita<\/em> (entrambi i libri sono editi in Italia da <em>La Nave di Teseo<\/em>), Vuong si cimenta per la prima volta con la narrativa, senza mai abbandonare il suo <em>primo amore<\/em>. Durante l\u2019intervista in streaming per il Salone del libro di Torino Extra, l\u2019autore ha infatti dichiarato di aver applicato alla prosa le \u00abstrategie della poesia\u00bb. A emergerne \u00e8 un libro peculiarissimo e <em>sbriciolato<\/em>, in cui i passaggi da un tema all\u2019altro si svolgono senza seguire criteri logici o cronologici ma per accostamenti improvvisi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abAlcuni dicono che la storia si muova a spirale, non come la linea retta a cui siamo abituati a pensare. Ci spostiamo nel tempo in una traiettoria circolare, la nostra distanza da un epicentro aumenta solo per tornare indietro; un cerchio in meno, rimosso\u00bb. Non \u00e8 possibile per il poeta raccontare la propria vita come un biografo, soprattutto per il poeta la cui ricerca linguistica \u00e8 inarrestabile, fatta di contaminazione e stratificazione, riflesso verbalizzato della sua stessa esistenza. Vuong affida la narrazione alla sinestesia, al cromatismo, alla musicalit\u00e0, a un ritmo che varia come le stanze di un componimento. Sembra quasi che la vita di Little Dog proceda a lampi. Della poesia <em>Brevemente risplendiamo sulla terra <\/em>ha l\u2019intensit\u00e0, le immagini fulminee, l\u2019incedere frammentato che non rinuncia all\u2019armonia e che anzi proprio nelle spaccature sembra intensificarla. Il libro \u00e8 strutturato \u2013 o <em>destrutturato<\/em> \u2013 per salti quantici da un luogo all\u2019altro, da una memoria all\u2019altra, quasi al lettore fosse interdetto conoscere contemporaneamente posizione e velocit\u00e0 dell\u2019attivit\u00e0 mnemonica che ribolle sotto i suoi occhi.<\/p>\n\n\n\n<p>Per questi motivi definire il libro di Ocean Vuong non \u00e8 semplice: in perpetua oscillazione tra il memoir, il racconto epistolare, il romanzo di formazione e il manifesto poetico, <em>Brevemente risplendiamo sulla terra<\/em> \u00e8 prima di ogni altra cosa un\u2019opera complessa. Little Dog, adolescente colto e interessato all\u2019arte, si ritrova a riflettere su una delle pi\u00f9 note sculture di Duchamp, la <em>Fontana<\/em>. \u00c8 interessante che l\u2019autore riveli come una sorta di astio verso l\u2019artista francese: \u00abLo detesto per questo. Detesto il modo in cui ha dimostrato che l\u2019intera esistenza di una singola cosa pu\u00f2 essere cambiata semplicemente rovesciandola, rivelando un angolo nuovo del suo nome, un atto completato da null\u2019altro se non dalla gravit\u00e0, la forza che ci intrappola su questa terra. Ma soprattutto lo detesto perch\u00e9 aveva ragione\u00bb. In qualche modo Vuong compie un\u2019operazione simile generando una mutazione della nozione stessa di <em>lettera<\/em>. La sua funzione originaria viene oltrepassata e svuotata concettualmente: da missiva indirizzata a <em>qualcuno che si desidera mettere a conoscenza di qualcosa<\/em>, diviene espediente riflessivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Attraverso il fitto dialogo immaginario con la madre, Little Dog conversa con la superficie di uno specchio di quasi trecento pagine, sulla quale si vede crescere e mutare, allontanarsi da casa, affrontare un\u2019educazione sentimentale intensa e traboccante di paradossi, conoscere la droga, conoscere il lutto. La sua \u00e8 un\u2019esistenza in cui ferocia e dolcezza si mescolano come se l\u2019una non potesse esistere senza l\u2019altra. \u00abPer arrivare all\u2019amore, allora, bisogna passare attraverso l\u2019annientamento\u00bb, constata Little Dog senza sofferenza e senza giudizio. Grazie al rapporto con Trevor, dapprima compagno di lavoro nei campi di tabacco, poi amico e amante, Little Dog comincia a conoscere se stesso come mai era accaduto prima, definendosi non pi\u00f9 per la pigmentazione della pelle o la cadenza della pronuncia, ma in relazione al desiderio: \u00abVenivo divorato, cos\u00ec pareva, non da una persona, non da un Trevor, quanto dal desiderio puro. Essere rivendicato da quel desiderio, essere battezzato dal bisogno assoluto e crudo. Ecco cosa ero\u00bb. In una dimensione in cui l\u2019unico modo per affermarsi \u00e8 mortificarsi, Little Dog oltrepassa la soglia delle scuse: <em>sorry<\/em> non \u00e8 pi\u00f9 parte del suo nome, ci sono altri modi di esistere, di essere necessari. A dispetto dei consigli materni di mantenere un profilo basso e cercare di rendersi invisibile &#8211; \u00abgi\u00e0 sei vietnamita\u00bb, non si stanca di ripetergli Rose \u2013 Little Dog vuole essere visto, conosciuto, desiderato. Vuole trasformarsi e perdersi nel desiderio stesso, risplendere per un istante anche se questo vuol dire offrirsi ai predatori e consacrarsi come vittima sacrificale.<\/p>\n\n\n\n<p>Per Vuong ogni cosa \u00e8 parola ed esiste in quanto nominata, battezzata, di conseguenza anche la dimensione anatomica \u00e8 investita da questo bisogno di essere scritta e parlata. I corpi di Little Dog e Trevor sono corpi semantici, sintattici. La grammatica li compone non meno di ossa, sangue e tessuti. La parola \u00e8 cruciale al punto che la fine della vita corrisponde alla chiusura della frase. \u00abNon \u00e8 la cosa pi\u00f9 triste del mondo, Ma\u2019? Una virgola costretta ad essere un punto?\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Una libera associazione. Nella lettura del romanzo di Vuong si palesa un lavoro sulla memoria mescolato a una ricerca linguistica di rara intensit\u00e0. Se quest\u2019operazione ci viene restituita nella versione italiana del libro il merito \u00e8 da ricondursi naturalmente alla traduttrice, Claudia Durastanti, che durante l\u2019intervista per il Salone di Torino Extra ha sottolineato un parallelismo con un altro libro da lei tradotto, <em>Chthulucene<\/em> di Donna Haraway (<em>NERO Edizioni<\/em>). A fare da punto comune tra i due testi \u00e8 la centralit\u00e0 delle farfalle monarca, per Vuong metafora reiterata nel corso del romanzo, per Haraway soggetto di una novella speculativa in chiusura del suo saggio che racconta un\u2019ipotetica esistenza simbiotica tra i bambini e questa specie di farfalle. In entrambi i casi la scelta di questo specifico tipo di insetto \u00e8 dettata dalle sue famosissime migrazioni, di cui diviene emblema, poetico e scientifico insieme. Nonostante la coincidenza covi in s\u00e9 il seme del fortuito, tra questi due libri diversissimi che hanno in comune \u201csoltanto\u201d la traduttrice e la citazione di un preciso tipo di farfalla, potrebbe intercorrere un aggancio pi\u00f9 profondo. Donna Haraway intima di \u00abgenerare parentele, non bambini\u00bb, alludendo a un mondo di solidariet\u00e0 ideale in cui il concetto di famiglia sia aperto e multispecie, nutrito di storie e relazioni in perenne movimento, nella costruzione di nuovi modi di vivere su un pianeta <em>danneggiato<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Il nucleo domestico di Little Dog \u00e8 una realt\u00e0 piccola ma estremamente stratificata, attraversata da fitte crepe e non pochi <em>danni.<\/em> Nessun legame \u00e8 solo qualcosa di dato, ma \u00e8 soprattutto un\u2019acquisizione, in cui la prossimit\u00e0, la cura, le memorie condivise hanno stabilito un ecosistema familiare che va ben oltre la mera condivisione del codice genetico. Ne \u00e8 un esempio il rapporto col <em>nonno<\/em> americano, col quale non sussiste in realt\u00e0 alcuna comunanza di sangue: \u00abGuardo il viso di Paul, questo straniero diventato nonno diventato famiglia\u00bb. Little Dog fa della mescolanza stessa la propria identit\u00e0: \u00e8 americano, \u00e8 vietnamita, omosessuale, artista, figlio, amante e vuole rivelarsi come tutte queste cose insieme, senza dover rinunciare a niente. La storia di Ocean Vuong \u00e8 unica e privata, ma rappresenta un contributo intimo a una vicenda collettiva. Quella che sentiamo in <em>Brevemente risplendiamo sulla terra<\/em> \u00e8 la voce dei nuovi statunitensi e, per esteso, di quelle seconde generazioni che sembrano non riuscire mai a trovare un posto per riposare e invece, forse, sono pi\u00f9 forti proprio nella loro assenza di radicamento, nel loro lasciarsi attraversare ma non disintegrare, compositi e abbaglianti.<\/p>\n\n\n\n\n\n\n<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on the_content --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on the_content -->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abVuong affida la narrazione alla sinestesia, al cromatismo, alla musicalit\u00e0, a un ritmo che varia come le stanze di un componimento. 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