{"id":2930,"date":"2020-05-07T16:13:59","date_gmt":"2020-05-07T16:13:59","guid":{"rendered":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/?p=2930"},"modified":"2023-12-07T14:02:22","modified_gmt":"2023-12-07T14:02:22","slug":"tales-from-the-loop-elogio-alla-lentezza","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/index.php\/2020\/05\/07\/tales-from-the-loop-elogio-alla-lentezza\/","title":{"rendered":"Tales from the Loop, elogio alla lentezza"},"content":{"rendered":"\n<p>Immaginatevi dentro una galleria d\u2019arte fatiscente, un rudere di bellezza antica. Pensate a come sarebbero i vostri passi, l\u2019incedere lieve e meticoloso. Esplorate l\u2019ambiente privo di coordinate spazio-temporali, morbidamente sfumato nei contorni, muto. Non interrogatevi: \u00e8 un sogno, ogni spiegazione sarebbe d\u2019intralcio. Adesso alzate lo sguardo e proiettate sullo sfondo un oggetto estraneo, dal sapore meccanico, una sorta di scarto industriale. L\u2019effetto straniante sar\u00e0 immediato, del tutto inevitabile. Eppure, al secondo colpo d\u2019occhio, tutto sar\u00e0 in armonia. L\u2019abbraccio paradossale tra passato e avvenire al crepuscolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa \u00e8 la sensazione che suscita l\u2019incontro sullo schermo con <em>Tales from the Loop<\/em>, serie rilasciata da Amazon Prime Video lo scorso 3 aprile: <strong>otto episodi da cinquanta minuti <\/strong>diretti da diversi registi, tra cui <strong>Mark Romanek<\/strong>,<strong>&nbsp;Andrew Stanton<\/strong>,<strong>&nbsp;Ti West&nbsp;<\/strong>e<strong>&nbsp;Jodie Foster. <\/strong>Lo show \u00e8 prodotto da Matt Reeves assieme alla societ\u00e0 di sua propriet\u00e0 6th &amp; Idaho, mentre il ruolo di showrunner \u00e8 affidato a Nathaniel Halpern, gi\u00e0 sceneggiatore della seconda stagione di&nbsp;<em>Legion<\/em>, qui al suo primo progetto personale. L\u2019originalit\u00e0 della serie TV si rintraccia fin dalla sua genesi, che prende le mosse \u2013 la suggestione artistica iniziale non \u00e8 un caso \u2013 dall\u2019idea di scrivere una serie di storie (i &#8220;tales&#8221; del titolo, appunto) a partire dalle illustrazioni di Simon St\u00e5lenhag. Notato negli ultimi anni con crescente interesse soprattutto dal pubblico fruitore dei social, St\u00e5lenhag \u00e8 un talentuoso giovane artista che realizza illustrazioni della sua terra d\u2019origine, la Svezia, attraverso l\u2019uso di tecniche digitali volte a simulare la pittura a olio. Il risultato delle sue opere \u00e8 sorprendente: scenari rurali o urbani ambientati in ipotetici anni ottanta e novanta, frutto di un\u2019evoluzione storica alternativa. Le opere di St\u00e5lenhag, infatti, rientrano nella sfera dell\u2019<em>ucronia<\/em>, letteralmente <em>nessun tempo <\/em>(da&nbsp;\u03bf\u1f50&nbsp;= &#8220;non&#8221; e&nbsp;\u03c7\u03c1\u03cc\u03bd\u03bf\u03c2&nbsp;= &#8220;tempo&#8221;), tutte tese a raffigurare un immaginario retrofuturo in cui la scienza o, per meglio dire, la fantascienza, \u00e8 armonicamente parte del paesaggio quotidiano. Il tratto decadente ammanta gli elementi tecnologici, robot obsoleti, macchinari dismessi o sfere di metallo ormai arrugginito, il cui avanzamento meccanico \u00e8 gi\u00e0 superato. St\u00e5lenhag contamina il futuro di nostalgia e abbandono, conferendo alle opere un\u2019atmosfera agrodolce dove inquietudine e conforto sono equidistanti. Grazie a un crowdfunding l\u2019artista riesce a raccogliere le sue creazioni negli artbook <em>Tales from the Loop, <\/em>pubblicato in Italia nel 2017 col titolo&nbsp;<em>Loop<\/em> da Mondadori Oscar Ink, <em>Things from the Flood e The Electric State, ancora inediti nel nostro Paese.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 proprio dalla prima raccolta che Nathaniel Halpern trae ispirazione per l\u2019omonima serie TV, sviluppando con grande respiro creativo le poche informazioni che lo stesso Simon St\u00e5lenhag fornisce sul possibile background narrativo delle sue immagini, mettendo a punto uno storytelling credibile per il piccolo schermo. Ogni episodio, infatti, ha vita propria a partire da un elemento grafico specifico di una determinata tavola \u2013 molte delle strutture o dei robot presenti sono identici a quelli raffigurati da St\u00e5lenhag \u2013 scatenando cos\u00ec nello spettatore l\u2019illusione di trovarsi di fronte a un\u2019opera antologica. A livello tecnico, \u00e8 vero, le puntate possono dirsi autoconclusive, perch\u00e9 ognuna mette al centro un protagonista differente che emerge sugli altri personaggi; ma, nei fatti, esistono relazioni tra i vari ruoli che contaminano l\u2019intero percorso narrativo, che trova il suo <em>fil rouge<\/em> a partire dall\u2019assunto iniziale rivelato nei primi secondi, con un monologo rivolto direttamente agli spettatori da uno tra i personaggi pi\u00f9 importanti per l\u2019evolversi della storia, Russ Willard (interpretato da un intenso <em>Jonathan Pryce, <\/em>l\u2019Alto Passero de <em>Il trono di Spade<\/em>): l\u2019influenza del Loop.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image wp-duotone-default-filter\"><img decoding=\"async\" class=\"lazyload\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Tales-from-the-Loop-Cole-young-Loretta-1024x576.jpg\" alt=\"\"\/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"lazyload\" src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Tales-from-the-Loop-Cole-young-Loretta-1024x576.jpg\" alt=\"\"\/><\/noscript><\/figure>\n\n\n\n<p>Lo show televisivo sposta l\u2019ambientazione dalla Svezia di St\u00e5lenhag a una innevata cittadina dell\u2019Ohio, dove anni prima \u00e8 stata scoperta una grande sfera, composta da numerosi frammenti neri, denominata&nbsp;<strong><em>Eclipse<\/em><\/strong>. Attorno all\u2019<em>Eclisse<\/em> \u00e8 stato costruito il&nbsp;<strong>Loop<\/strong>, una struttura circolare sotterranea che ne studia i misteri attraverso esperimenti di fisica non convenzionale, stimolando grandi progressi tecnologici. Alcuni prodotti degli esperimenti compiuti nel corso del tempo hanno perso la loro funzionalit\u00e0 preminente e sono stati perci\u00f2 sparsi come scarti meccanici su tutto il territorio, a portata di mano degli abitanti. Come il paesaggio si rimodella accogliendo i rifiuti senza vita, cos\u00ec l\u2019animo dei cittadini, sotto gli occhi degli spettatori, trova nuova forma a contatto con robot enigmatici e polverosi. I vari esperimenti del Loop, infatti, esercitano uno strano potere sul tempo, sullo spazio, sulle percezioni e sui ricordi di ogni personaggio.<\/p>\n\n\n\n<p>Dimenticatevi gli scenari distopici alla <em>Black Mirror<\/em>, sganciatevi dall\u2019idea di una tecnologia incontrollabile e semidivina che sortisce effetti spaventosi e problematici dal punto di vista etico; qui i fenomeni delle tecnica sono integrati con naturalezza alla vita umana, tornando a essere uno strumento neutro nelle mani dell\u2019uomo, una delle tante sfaccettature della sua esistenza sulla Terra. Abbandonate, poi, il facile confronto con <em>Dark<\/em>, pi\u00f9 intrigante e macchinoso nell\u2019intreccio, e con <em>Stranger Things<\/em>, pi\u00f9 pop e ammiccante verso lo spettatore, soprattutto nei riferimenti musicali e di costume, dichiaratamente anni ottanta. Quello che invece <em>Tales from the Loop<\/em> offre \u00e8 una dimensione alternativa che sarebbe potuta essere; una realt\u00e0 &#8220;altra&#8221; che, se letta attraverso parametri contemporanei, risulterebbe paradossale. L\u2019oggetto tecnologico-fantascientifico, infatti, \u00e8 solo lo sfondo dell\u2019unico soggetto dipinto in primo piano: l\u2019umanit\u00e0. Anzi, spingendoci ancora pi\u00f9 oltre, \u00e8 solo grazie all\u2019interazione con la tecnologia che i personaggi riescono a interpellare la propria sensibilit\u00e0 umana, a innescare un dialogo con desideri, memorie, bisogni e sconfitte, a prescindere dalle possibili conseguenze. L\u2019obiettivo di <em>Tales from the Loop<\/em>, infatti, \u00e8 quello di raccontare storie il cui lieto fine \u00e8 solo uno dei possibili esiti; ad assumere importanza \u00e8 la ricerca in s\u00e9, l\u2019esperienza concreta del tentativo, la scoperta che il percorso stesso potrebbe rovesciare o potenziare le premesse iniziali.<\/p>\n\n\n\n<p>Man mano che le puntate scorrono, i protagonisti, spesso bambini o adolescenti, si rivelano persone ordinarie, parte di un mosaico sociale e umano pi\u00f9 ampio. L\u2019atteggiamento minimale che dimostrano nei confronti di ci\u00f2 che accade, i toni dimessi e sobri, l\u2019assenza di stupore, meraviglia, e l\u2019istintiva accettazione verso ci\u00f2 che si configura fuori dal comune, sortiscono un effetto di &#8220;normalizzazione dello straordinario&#8221;. Pur conservando la forma antologica che predilige una visione individuale delle cose, dunque, la voce che si delinea lungo il percorso \u00e8 indubbiamente corale. L\u2019io vaga alla ricerca di una sua identit\u00e0 attraverso lo scambio con l\u2019altro; che sia uno scambio temporale o corporale, uno reciprocit\u00e0 amorosa o familiare, non importa. Il focus \u00e8 sul modo attraverso cui i personaggi agiscono, spogliati dalla pretesa di decifrare la realt\u00e0 microscopica dell\u2019animo umano e macroscopica della Natura. <em>Tales from the Loop<\/em> mette in scena a pi\u00f9 livelli un concetto che giace invisibile sotto gli occhi di tutti: l\u2019inesplicabile. La trama di ogni episodio non punta, infatti, alla costruzione di intrecci complessi, all\u2019ideazione di colpi di scena che sconvolgano lo spettatore \u2013 molte tematiche sono tipiche della narrazione fantascientifica: i viaggi nel tempo, l\u2019incontro col doppio, la sospensione del mondo che concede di cristallizzare l\u2019entusiasmo perfetto di due innamorati \u2013 ma si fonda piuttosto sull\u2019atmosfera, il tono, la componente cromatica, conferendo importanza pi\u00f9 ai movimenti emotivi che ai veri e propri eventi.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignwide wp-duotone-default-filter\"><img decoding=\"async\" class=\"lazyload\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Tales-from-the-Loop-robot-JaKob.png\" alt=\"Tales from the Loop -\"\/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"lazyload\" src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Tales-from-the-Loop-robot-JaKob.png\" alt=\"Tales from the Loop -\"\/><\/noscript><\/figure>\n\n\n\n<p>Merita un\u2019annotazione particolare l\u2019interpretazione di Rebecca Hall nel ruolo di donna tutta concentrata nel portare avanti gli esperimenti di cui si occupa al Loop, risoluta e quasi irrimediabilmente destinata a perpetrare gli stessi errori di disattenzione nei confronti dei figli compiuti da sua madre, eppure pronta a indagare le proprie fragilit\u00e0 mettendole in discussione, evolvendo il suo atteggiamento in una dimostrazione di affetto genitoriale scevro da ridondanti sentimentalismi, scegliendo la via diretta dell\u2019amore autentico. Cos\u00ec come, con sfumatura uguale e contraria, la prova attoriale di Paul Schneider, figlio inadeguato per le attese del padre, il grande fondatore del Centro di Fisica sperimentale del Loop. Diventato padre a sua volta, il personaggio di Schneider patisce il confronto tra il rapporto nonno-nipote e quello vissuto da lui nella condizione di figlio; \u00e8 un adulto senza riferimenti certi, vuole essere senza sapere cosa essere e nasconde un misterioso segreto che nessuno riesce a cogliere nonostante sia proprio l\u00ec, attaccato al suo braccio meccanico. Il ritratto che ne esce fuori \u00e8 di una delicatezza disarmante e inaspettata.<\/p>\n\n\n\n<p>In definitiva la porta per accedere \u00e8 la fantascienza, ma la stanza dentro cui ci si ritrova \u00e8 l\u2019animo umano. I campi lunghi e la fotografia vintage, che nel corso degli otto episodi conserva la stessa tavola cromatica, virando al blu o a colori pi\u00f9 tenui a seconda del grado di malinconia, poi, trasmettono allo spettatore una preziosa \u2013 mai come oggi, fuori \u00e8 maggio ed \u00e8 in atto una pandemia \u2013 sensazione di benessere. Ci sono, infine, le musiche ben riconoscibili di <a href=\"https:\/\/www.mymovies.it\/biografia\/?s=1981\">Philip Glass<\/a>&nbsp;e&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.mymovies.it\/biografia\/?s=86840\">Paul Leonard-Morgan<\/a>, di cui per\u00f2 talvolta si fa un uso troppo languido, a immergere il tutto in un\u2019atmosfera ipnotica, rallentata, sospesa.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Tales from the Loop<\/em> \u00e8 un prodotto televisivo coraggioso che poteva trovare collocazione solo in una piattaforma come Amazon Prime Video il cui obiettivo, ad oggi, \u00e8 dare spazio all\u2019originalit\u00e0 e all\u2019audacia autoriale. Il pubblico di riferimento, dunque, non \u00e8 quello da <em>binge watching<\/em><strong>, <\/strong>abituato a serie TV in cui gli episodi scorrono famelicamente uno dopo l\u2019altro. La strada scelta qui da Halpern \u00e8 diversa, fatta di favole, silenzio e contemplazione, stupore e paura. La visione non \u00e8 per tutti, richiede uno sforzo, un patto di fiducia e pazienza da parte di coloro che sanno resistere a meditazioni e visioni placide, superando le debolezze narrative che pure sono presenti. I dialoghi, infatti, appaiono talvolta troppo scarni e prevedibili e la staticit\u00e0 degli ambienti provoca un senso di attesa e smarrimento, rimarcati dalla consapevolezza che nessuna rivelazione verr\u00e0 concessa al pubblico. Baster\u00e0, per\u00f2, spostare di poco lo sguardo, utilizzare finalmente il giusto tempo per dare senso a ci\u00f2 che accade, superare il ritmo faticoso dei primi episodi e permettere che i personaggi acquistino tridimensionalit\u00e0, per comprenderne l\u2019essenza pi\u00f9 autentica. Dovremmo rivendicare pi\u00f9 spesso il lusso della lentezza in cui abita la riflessione. In fondo, \u00e8 proprio questo il campo magnetico dell\u2019intera serie TV: il tempo e l\u2019azione che esso esercita sull\u2019uomo, come un <em>loop<\/em> che ripete se stesso fino a quando non provoca un cambiamento.<\/p>\n\n\n\n<p>Ora, tornate a immaginarvi dentro quella stravagante mostra sospesa tra ci\u00f2 che \u00e8 stato e ci\u00f2 che sarebbe potuto essere, esercitate il diritto al pensiero vertiginoso del sogno, e abbandonatevi. Play.<\/p>\n\n\n\n\n\n\n<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on the_content --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on the_content -->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abDovremmo rivendicare pi\u00f9 spesso il lusso della lentezza in cui abita la riflessione. 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