{"id":2534,"date":"2020-03-18T20:28:37","date_gmt":"2020-03-18T20:28:37","guid":{"rendered":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/?p=2534"},"modified":"2023-12-07T14:02:22","modified_gmt":"2023-12-07T14:02:22","slug":"notturno-di-gibilterra-o-del-sabotaggio","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/index.php\/2020\/03\/18\/notturno-di-gibilterra-o-del-sabotaggio\/","title":{"rendered":"Notturno di Gibilterra, o del sabotaggio"},"content":{"rendered":"\n<p>La quarta di copertina di&nbsp;<em>Notturno di Gibilterra<\/em>&nbsp;di Gennaro Serio, romanzo vincitore del Premio Calvino 2019, descrive il proprio contenuto come un \u00abipergiallo\u00bb. Il termine \u00e8 stato coniato appositamente dalla casa editrice che l\u2019ha portato in libreria, L\u2019orma editore, e sottintende una moltiplicazione, una diffrazione di dimensioni che si espandono, quasi si trattasse di una figura da geometria impossibile. Il libro si configura infatti come la somma di parti potenzialmente indipendenti che vanno a costituire un disegno pi\u00f9 ampio. A dipanarsi \u00e8 una trama di tipo giallistico, con un assassinato, un assassino e una caccia all\u2019uomo.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Notturno di Gibilterra&nbsp;<\/em>prende dunque avvio da una premessa tradizionale quanto lineare. Un giovane giornalista viene trovato morto nella sala da t\u00e8 del Grand Hotel Rodoreda di Barcellona, dove si trovava per intervistare lo scrittore Enrique Vila-Matas che a sua volta sparisce nel nulla, divenendo subito il principale sospettato. La scelta del presunto omicida, autore spagnolo esistente e vivente, \u00e8 gi\u00e0 di per s\u00e9 una piccola dichiarazione d\u2019intenti del dialogo dinamico con la letteratura che Serio intende sostenere nelle successive duecentocinquantotto pagine. Ma la spia immediata dell\u2019operazione che l\u2019autore intraprende e della singolarit\u00e0 della narrazione \u00e8 rintracciabile ancor prima che questa cominci, fin dall\u2019esergo. A differenza della consueta manciata di righe di citazione seguite da un nome altisonante, troviamo una lunga digressione che scompone il concetto di esergo stesso. L\u2019apertura di&nbsp;<em>Notturno di Gibilterra<\/em>&nbsp;\u00e8 una sorta di \u201cmetaesergo\u201d, proemio alla natura multiforme del racconto di cui si fa ingresso.<\/p>\n\n\n\n<p>Protagonista della vicenda, almeno all\u2019inizio, \u00e8 un detective senza nome, dichiarato Nemico delle Lettere, che presenta se stesso solo per dare spessore al proprio resoconto, e lo fa non affermando ma sottraendo. Nessun appellativo, nessuna storia pregressa, nessuna collocazione nel panorama letterario, anzi, la negazione decisa del ruolo di \u201cpersonaggio\u201d. \u00abNon ho niente a che vedere con i detective dei libri, e non ho niente a che vedere con i libri\u00bb, sono le parole con cui sceglie, bruscamente, di dipingersi. Ad affiancarlo nell\u2019indagine \u00e8 la sorella medico legale Soledad, suo riflesso opposto, appassionata lettrice e vestale della parola scritta, in grado di cogliere rimandi libreschi sulle scene del crimine e connettere ogni citazione come fosse un indizio. Il romanzo segue la caccia attuata dal detective per tutta l\u2019Europa, all\u2019inseguimento dello scrittore omicida, trasformandosi da giallo in rocambolesco racconto d\u2019avventura. Le questioni affrontate si muovono al di l\u00e0 della risoluzione del delitto. Tra i diversi temi emerge quello del timore del fallimento: di Soledad con la scrittura, del detective con il caso. La loro presenza nella vicenda si biforca, in un dualismo che li contrappone e interscambia finch\u00e9 ciascuno trasmigra nella dimensione dell\u2019altro e i ruoli di criminale e poeta finiscono per combaciare perch\u00e9 \u00ablo scrittore non \u00e8 il detective, lo scrittore \u00e8 l\u2019assassino\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Col susseguirsi delle pagine la prosa si scioglie, il nucleo si diluisce e la corsa del protagonista diviene deriva. \u00abQuesta caccia sta assumendo senso in se stessa\u00bb, legge Soledad su una lettera ricevuta dal fratello. Il romanzo va trascolorando dal proprio genere e il detective si rivela suo malgrado profetico quando tenta all\u2019inizio della storia di definire il proprio scritto, affermando: \u00abIl colore di questo resoconto, comunque, non ha nessuna importanza\u00bb. Non \u00e8 infatti il \u201cgiallo\u201d ad essere cruciale in&nbsp;<em>Notturno di Gibilterra<\/em>. La trama non \u00e8 che un espediente per attuare un discorso di tutt\u2019altra natura, per prendere congedo dal giallo stesso e creare un gioco letterario che, se da un lato attinge a tutta una tradizione sperimentale di lingua spagnola (da Bola\u00f1o a Cort\u00e1zar a Vila-Matas e tutto ci\u00f2 che vi passa attraverso) ma anche italiana (il Michele Mari innamorato del racconto marinaresco di&nbsp;<em>La stiva e l\u2019abisso&nbsp;<\/em>o di&nbsp;<em>Otto scrittori<\/em>, per fare un esempio), e dall\u2019altro riprende in maniera diretta gli autori pi\u00f9 celebri del giallo (V\u00e1zquez Montalb\u00e1n, Simenon, Christie, Chandler\u2026), riesce a muoversi con sicurezza anche su una direzione propria, personale e ben scandita.<\/p>\n\n\n\n<p>Gennaro Serio va a sabotare dall\u2019interno quello che \u00e8 il genere \u201cdi genere\u201d per eccellenza: che si chiami giallo o noir, questo tipo di letteratura si apre con un crimine e segue determinati schemi fissi e, anche laddove il finale non sia ottimista o risolutivo, \u00e8 proprio la stabilit\u00e0 della struttura a mantenere la lettura rassicurante. Il lettore di genere sa cosa aspettarsi voltando le pagine, anche quando l\u2019assassino \u00e8 il personaggio pi\u00f9 improbabile, anche quando le dinamiche sembrano portate al limite. Il giallo \u00e8 tendenzialmente la \u201ccategoria\u201d editoriale pi\u00f9 redditizia e sicura, quella che si muove sempre sul filo dell\u2019evasione, che quasi autorizza una fruizione leggera, distratta.&nbsp;<em>Notturno di Gibilterra<\/em>&nbsp;\u00e8 costruito proprio sullo smantellamento metodico di questo concetto. Ci\u00f2 che Serio fa \u00e8 giocare con le aspettative di chi legge, condurle in una direzione, poi virare bruscamente e senza alcun preavviso, di modo che, anche accostandosi con la massima concentrazione, ci si ritrovi smarriti, alla deriva insieme al protagonista e come lui bersagliati dalla carica di alterit\u00e0 e di imprevedibile che la letteratura sempre reca con s\u00e9. Serio gioca a intrappolare il lettore nel suo stesso pregiudizio, inceppando di volta in volta i meccanismi che questi crede di riconoscere ma che gli si rivoltano contro in modo sistematico e inesorabile.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia \u00e8 necessario non fraintendere: sebbene l\u2019intreccio di&nbsp;<em>Notturno di Gibilterra<\/em>&nbsp;non sia affatto convenzionale, ma metaletterario e funambolico, rimane, cionondimeno, conclusivo. Abbiamo, come gi\u00e0 detto, un delitto, un assassino e una spiegazione, abbiamo un ritmo che incalza e corre veloce verso la ricerca della verit\u00e0. Che quest\u2019ultima poi non sia quella che ci si attende, \u00e8 qualcosa di cui eravamo stati avvertiti fin dall\u2019esergo. La struttura del testo si fa esponenziale e molteplice, frammentandosi in pi\u00f9 gialli diversi che si sommano, si intersecano, si smentiscono tra loro. Un rapporto poliziesco convive con l\u2019analisi di barzellette, un torneo di detective letterari (capitolo gioiello in cui Serio mette a nudo tutta la sua passione per il genere di cui si fa bonariamente gioco) si accosta a lettere deliranti da diversi luoghi del mondo e racconti inediti alla disperata ricerca della gloria. Il libro \u00e8 un caleidoscopio di carteggi, referti, interviste dattiloscritte, in cui l\u2019impostazione narrativa cambia continuamente, ribaltando non solo la vicenda ma la natura del romanzo che si trova a riflettere su se stesso e a ridere \u2013 sghignazzare \u2013 della propria morte pluriannunciata.<\/p>\n\n\n\n<p>Se in&nbsp;<em>Notturno di Gibilterra<\/em>&nbsp;traspare una gioiosa foga da esordio, ancora di pi\u00f9 colpisce la grande padronanza che Serio ha del proprio materiale, mentre tiene insieme i fili della storia, decidendo quando tenderli e quando aggrovigliarli. Quella che vediamo \u00e8 una seduta spiritica che condensa gli spettri dell\u2019universo letterario, li rende fisici e li dispone su una scacchiera dalle caselle cangianti e infide. Ogni componente del libro \u00e8 mantenuta sotto controllo proprio dove sembra che il controllo sfugga, a livello di caratterizzazione dei personaggi (mefistofelici o oltremodo ingenui, ambiziosi o pacificati), di composizione della trama, di ricerca linguistica e spaziale. Ciascun elemento \u00e8 connesso all\u2019altro, tanto che la vicenda non pu\u00f2 che essere raccontata mediante un linguaggio cosmopolita, profondo, in un&nbsp;<em>d\u00e9tournement<\/em>&nbsp;che gioca tra le lingue del vecchio continente, consegnando una narrazione poliglotta e fluida, senza una patria precisa, emersa al centro stesso di un\u2019Europa onirica eppure tangibilissima.<\/p>\n\n\n\n<p>Il gioco colto di Serio funziona perch\u00e9 non \u00e8 mai spiattellato: la strizzata d\u2019occhio arriva a chi la sa cogliere e non indispettisce chi non la riconosce. A qualsiasi livello si legga il romanzo \u2013 che sia il basilare susseguirsi degli eventi o che sia la ricerca della citazione, la riflessione della letteratura che si avvita su se stessa \u2013&nbsp;<em>Notturno di Gibilterra<\/em>&nbsp;\u00e8 un libro che funziona, un libro difficile da classificare che sorprende a maggior ragione nel suo essere esordio.<\/p>\n\n\n\n<p>Quello di Gennaro Serio \u00e8 soprattutto un romanzo beffardo, di vendetta. La rappresaglia a cui assistiamo non \u00e8 per\u00f2 quella che pensiamo di vedere, quella che, forse, si scioglie a poco a poco mentre le parole scorrono. Protagonista \u00e8 la vendetta della letteratura contro i suoi stessi personaggi e contro lo scrittore sicuro di poterla controllare. Quando i protagonisti credono di avere il controllo della narrazione, la narrazione stessa si vendica e li confonde, li sgomenta. Quando il lettore crede di aver capito i meccanismi la narrazione li fa detonare. Quando l\u2019autore crede di aver concluso la propria opera la narrazione lo fa incespicare in una punteggiatura ribelle, nella latitanza di un ultimo punto fermo.&nbsp;<em>Notturno di Gibilterra&nbsp;<\/em>\u00e8 un\u2019ode composita alla letteratura e alla sua onnipotenza, al suo essere \u00abimpresa estremamente inutile e del tutto estemporanea\u00bb, e proprio per questo preziosissima, un inno intriso di un riso cerebrale ma non freddo che a tratti sorprende col sopraggiungere, inatteso, di una certa tenerezza.<\/p>\n\n\n\n\n\n<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on the_content --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on the_content -->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abQuello di Gennaro Serio \u00e8 un romanzo di vendetta. La rappresaglia a cui assistiamo non \u00e8 per\u00f2 quella che pensiamo di vedere. 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