{"id":2425,"date":"2020-01-16T12:26:24","date_gmt":"2020-01-16T12:26:24","guid":{"rendered":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/?p=2425"},"modified":"2023-12-07T14:02:23","modified_gmt":"2023-12-07T14:02:23","slug":"casa-di-foglie","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/index.php\/2020\/01\/16\/casa-di-foglie\/","title":{"rendered":"Casa di Foglie: l\u2019anarchitettura dell\u2019incubo\u200b"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Che giorno \u00e8 oggi?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Questa domanda mi \u00e8 stata posta durante uno dei quindici giorni che intercorrono tra l\u2019inizio delle vacanze natalizie e il 6 gennaio. Temporalmente, sar\u00e0 stato pi\u00f9 o meno di pomeriggio. Fisicamente, mi trovavo a casa, nel letto, a leggere.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando ho provato a rispondere andando indietro nei giorni e nelle ore e passando attraverso i panettoni e i pandori e i bussolotti della tombola e le carte di Saltacavallo e qualche partita all\u2019unico gioco veramente stimolante di tutta questa infinita sequela e che conoscono veramente in pochi, ovvero Las Vegas, mi sono accorto che, in quel preciso istante, dentro l\u2019appartamento, avevo perso la cognizione del tempo. Cio\u00e8, sapevo che era pomeriggio e potevo anche indovinare pi\u00f9 o meno che ore fossero, ma non avevo altri riferimenti che indicassero non solo la data, ma anche quale giorno della settimana stessi vivendo.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo succede quando gli appuntamenti quotidiani \u2013 a scelta tra orario di lavoro, lezioni universitarie, coincidenze della metropolitana, allenamenti di qualsivoglia sport e altre cadenze che potrebbero riempire frotte di vite per eoni a venire \u2013 saltano. I giorni,&nbsp;<em>\u00e7a va sans dire<\/em>, sono gli stessi: 60 secondi per 60 minuti per 24 ore per 7 giorni per 4 settimane per 12 mesi che vanno a formare un anno. Ma durante le vacanze, i punti cardinali, quegli ancoraggi rispetto ai quali strutturi la tua percezione del tempo non-natalizio, si sospendono per un periodo limitato, facendoti perdere, in alcuni casi, la bussola temporale. O, meglio, il&nbsp;<em>centro<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 pi\u00f9 o meno la stessa sensazione che si prova \u2013 altro esempio per chi a Natale solitamente lavora o, per qualche idiosincrasia particolare, non lo festeggia (ma in compenso consuma Thc) \u2013 quando si fuma erba di pomeriggio: fuori il mondo prosegue a starnazzare, ma all\u2019interno del tuo appartamento il tempo si dilata, i porti si allontanano, le ore diventano di gomma e il corridoio di casa, prima dritto come una superstrada, inizia a curvarsi, finendo in un luogo vicino eppure lontanissimo, mentre la sera fa il suo ingresso nel salone e il sole va a spegnersi in qualche mare, come un fiammifero.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi ti riprendi, sia dalle vacanze che dal Thc.<\/p>\n\n\n\n<p>Il tempo torna a scandire la tua esistenza, la metropolitana riattacca a cigolare, il telefono riprende a squillare e tu ticchetti di nuovo da destra a sinistra come il braccio meccanico di un metronomo chiamato quotidianit\u00e0, incapace di ammettere che non solo&nbsp;<em>devi<\/em>&nbsp;tornare a occupare il tuo tempo in maniera fruttuosa ma anche che s\u00ec, in fondo ti&nbsp;<em>piace<\/em>&nbsp;farlo. Perch\u00e9 almeno non sei pi\u00f9 in balia di te stesso, e hai trovato uno scoglio, un qualsiasi scoglio, al quale restare ancorato. Infine, accade che a tutte queste metafore marinare, e ai problemi che comportano, si sostituiscono gli Impegni, e semplicemente non ci pensi pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>In mezzo a questo ballo vacanziero e fuori sincrono mi \u00e8 capitato, anche se i libri non capitano mai, di bussare alla casa di Ash Tree Lane, dimora-labirinto protagonista del romanzo Casa di Foglie, opera prima dello scrittore americano Mark Danielewski, recentemente ripubblicata dell\u2019editore romano 66thand2nd.<\/p>\n\n\n\n<p>La storia, veramente troppo complessa per essere riassunta qui, attacca con un personaggio di nome Johnny Truant, impiegato in un negozio di tatuaggi di Los Angeles, che trova nell\u2019appartamento di Zampan\u00f2 (stesso nome del saltimbanco in&nbsp;<em>La Strada<\/em>, di Federico Fellini),&nbsp;uomo anziano morto da poco in circostanze misteriose e vicino di casa di un suo amico, il manoscritto di un saggio critico \u2013&nbsp;<em>La Versione di Navidson<\/em>&nbsp;\u2013 su un documentario apparentemente inesistente girato da Will Navidson, rinomato fotografo internazionale e vincitore del Premio Pulitzer. Il testo \u00e8 presentato quindi come il saggio di Zampan\u00f2, curato da Johnny Truant, pieno zeppo di note di Zampan\u00f2 e di commenti di Truant alle stesse, e infarcito di appendici contenenti materiale altro ma significativo, come le lettere scritte dalla madre fuori di testa di Truant.<\/p>\n\n\n\n<p>Il tema del documentario a cui il saggio si riferisce \u00e8 il trasferimento della famiglia Navidson nella casa di Ash Tree Lane. Questo trasloco, che all\u2019inizio contiene tutti i migliori auspici, viene improvvisamente interrotto dall\u2019apertura di un interstizio all\u2019interno dell\u2019abitazione, uno spazio lungo non pi\u00f9 di 7mm, che a poco a poco si allarga fino a diventare un corridoio nero e infinito. L\u2019edificio, all\u2019esterno, resta identico; ma all\u2019interno, ignorando qualsiasi legge della fisica, si espande.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho riletto questa sinossi e continuo a pensare quello che pensavo prima di scriverla: detto cos\u00ec, non si capisce quasi nulla.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma questo non \u00e8 solo un demerito dell\u2019articolista (che si attribuisce comunque un buon 60% di colpe). In Casa di Foglie, infatti, la stessa esperienza della lettura \u00e8 parte integrante del romanzo. E l\u2019esperienza, per la stessa etimologia del termine, \u00e8 da fare in modo diretto. \u00c8 pi\u00f9 o meno lo stesso concetto che Shelley Levene, agente immobiliare protagonista della drammaturgia&nbsp;<em>Glengarry Glen Ross<\/em>&nbsp;di David Mamet (da cui \u00e8 stato tratto il film&nbsp;<em>Americani<\/em>), prova a spiegare a John Williamson, contabile della stessa azienda, comunicandogli, molto velatamente, che lui di&nbsp;<em>vendite<\/em>&nbsp;non potr\u00e0 mai capire nulla, perch\u00e9 non ha fatto esperienza delle stesse. \u00abCambia, il vento. \u00c8 l\u00ec che non ci arrivi. Sai perch\u00e9? Perch\u00e9 sulla piazza non ci vai, John. Sulla piazza non ci vai, e la storia non la sai. Non la sai perch\u00e9 non c\u2019eri. Non c\u2019eri e non chiedi. Non c\u2019eri, non chiedi, non pensi, non sai, ma allora che cazzo vuoi?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Dunque.<\/p>\n\n\n\n<p>Casa di Foglie \u00e8 un viaggio strano. E in questo viaggio ti potrebbe capitare, mentre le lucette dell\u2019alberello sfrigolano come piccole stelle a corrente alternata e tu sei con il naso dentro le pagine, di percepire che qualcosa non va, non nel libro ma&nbsp;<em>in te<\/em>, associando questa sensazione a qualche tipo di malessere fisico. La nausea, per esempio. A quel punto potresti strizzare gli occhi, e non noteresti grandi cambiamenti. Allora alzeresti le pupille dalla pagina, e attorno a te vedresti che tutto \u00e8 apparentemente in ordine, solo leggermente spostato. Come se tu, e tutto intorno a te, aveste perduto il&nbsp;<em>centro<\/em>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In che modo e per quali ragioni l\u2019autore sia riuscito a creare questa condizione \u00e8 l\u2019argomento delle prossime non troppo numerose righe.<\/p>\n\n\n\n<p>Partiamo da H.P. Lovecraft. La frase introduttiva del&nbsp;<em>Richiamo di Cthulhu<\/em>&nbsp;fa pi\u00f9 o meno cos\u00ec: \u00abPenso che il destino degli uomini sarebbe ancora pi\u00f9 crudele di quanto sia gi\u00e0, se la nostra mente non fosse incapace di mettere in rapporto tra loro tutte le cose che avvengono in questo mondo. La nostra vita si svolge nei confini di una pacifica isola d\u2019ignoranza, circondata dagli oscuri mari dell\u2019infinito, e non credo che ci convenga spingerci troppo lontano da essa\u00bb. In poche parole, restate sull\u2019isola e non vi allontanate, perch\u00e9 l\u2019infinito \u00e8 un abisso salato e cupo, e se ci cadete dentro sono cazzi amari.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma immaginatevi, per un solo momento, che quel mare buio non rimanesse mare per sempre, ma mutasse forma, incanalandosi dentro il letto di un fiume. Questo fiume da incubo, come ogni corso d\u2019acqua che si rispetti, dovrebbe arrivare da qualche parte, magari un lago. O magari no. Magari, dopo una serie di tortuose anse e continui saliscendi, potrebbe giungere in un innocuo giardino di una villetta della Virginia. Infine, facendo un ultimo sforzo, supponete che questo fiume salga i due-tre scalini del portico, passi sotto l\u2019uscio senza bussare e si innesti dentro un interstizio che misura non pi\u00f9 di 7 mm. Infine, ipotizzate che davanti quest\u2019interstizio compaia una porta, che questa porta sia chiusa a chiave, e che quel fiume, da dietro, si espanda di nuovo, lasciando le misure esterne della casa completamente intatte. A questo punto, concedetevi di credere che la casa in questione si trovi in Ash Tree Lane, che la famiglia che aprir\u00e0 la porta si chiami Navidson, e che voi, come loro, non abbiate la pi\u00f9 pallida idea di cosa vi troverete davanti.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa \u00e8 la casa di Ash Tree Lane, ovvero uno spazio infinito che si allunga dentro uno spazio finito. Ovvero, il paradosso di Zenone.<\/p>\n\n\n\n<p>Sarebbe stato formidabile se ci avessi pensato io. Ma il romanzo, come ogni meta-narrazione che si rispetti, te lo presenta gi\u00e0 da s\u00e9. La forma scelta per renderlo palese \u00e8 quella di una finta intervista alla quale, secondo quanto troviamo scritto, molti intellettuali degli anni \u201890 si sarebbero sottoposti dopo aver visionato il documentario di Navidson. Tra questi appare il filosofo statunitense Douglas Hofstadter che, gentilmente, ci delucida sul paradosso.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab\u00c8 molto semplice. Se la freccia \u00e8 qui nel punto A, e il bersaglio \u00e8 nel punto B, allora per arrivare a B la freccia deve percorrere almeno met\u00e0 della distanza, che chiameremo punto C. Per arrivare da C a B, la freccia deve percorrere met\u00e0 della distanza, punto D, e cos\u00ec via\u00bb. In poche parole, puoi continuare a dividere lo spazio all\u2019infinito, tagliuzzarlo in miriadi di particelle, ma non arriverai mai a B.<\/p>\n\n\n\n<p>Per quanto illuminante, per\u00f2, dobbiamo ricordarci che qui non ci troviamo all\u2019interno di un\u2019aula universitaria.<\/p>\n\n\n\n<p>Qui si parla di case.<\/p>\n\n\n\n<p>Dentro, ci abitano delle persone, e tra queste spicca la figura di Will Navidson fotoreporter che, individualmente o accompagnato da altri personaggi (uno dei quali avr\u00e0, dentro la casa, un attacco di \u00ab<em>mal de mer<\/em>\u00bb), entra in un corridoio apparso da un giorno all\u2019altro nel salone della sua nuova abitazione, che si stende come una lunga lingua nera apparentemente senza fine. In pi\u00f9, metteteci che quel corridoio cambia continuamente forma, e conduce in stanze sempre differenti e senza luce dove, se si aguzza l\u2019orecchio, si possono sentire ruggiti bestiali. Gi\u00e0 con queste basi, perdere ogni tanto la bussola, perdere il centro, \u00e8, se non giustificabile, credibile. \u00abCome faccio a sapere dove andare se non so neanche dove siamo? Voglio dire, dove si trova quel posto in relazione a questo, a noi, a tutto?\u00bb si chiede Navidson, in una delle sue esplorazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019impaginazione \u00e8 anch\u2019essa funzionale a incrementare il disorientamento. Le parole si sovrappongono, scorrono parallele, si invertono, rimbalzano a distanza di centinaia di pagine, si allargano e restringono come le mura della casa-labirinto. Il testo si scompone con l\u2019ampliarsi o il restringersi di questa vastit\u00e0 ferina, e tu, durante la lettura, non hai la pi\u00f9 pallida idea se alla fine del libro manchino 20 pagine o 200. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Le vie percorse dall&#8217;autore per arrivare a questo senso di spaesamento sono, a mio parere, due.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La prima riguarda le peculiarit\u00e0 della corrente letteraria di cui il romanzo \u00e8 uno degli esempi eccellenti: la letteratura ergodica. Questo genere prevede uno sforzo da parte del lettore che non \u00e8 ascrivibile alla lettura canonica e lineare, ma che richiede un ruolo attivo all\u2019interno del libro, mandando l\u2019individuo alla ricerca di informazioni, citazioni, parole nascoste, significati celati tra i ribaltamenti di pagina. Per i nerd \u00e8 lo stesso concetto dei libri game, in questo caso senza la scelta dei finali alternativi. Per i nerd letterari, appartiene alla stessa corrente dei&nbsp;<em>Calligrammi<\/em>&nbsp;di Apollinaire o&nbsp;<em>S. La nave di Teseo<\/em>&nbsp;di J. J. Abrams e Doug Dorst. Per chi legge articoli online come questo, il processo \u00e8 simile, e viene chiamato ipertesto: si interagisce con le parole in modo differente, spaziando all\u2019interno del contenuto e andando alla ricerca di fonti provenienti da altri siti, cliccando con l\u2019indice il mouse, e con il mouse il&nbsp;<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Link\">link<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma esiste anche una seconda strada, riconducibile al concetto di ipersitzione Nick Land, cofondatore della Cybernetics Culture Research Unit, la mette cos\u00ec: \u00abL\u2019iperstizione corrisponde a un elemento della cultura effettiva che si rende reale\u00bb. Dunque, la capacita\u0300 della finzione di manifestarsi nel mondo fisico. Questa definizione calza come un\u2019ombra sull\u2019esperienza che Johnny Truant, l\u2019assistente tatuatore che scopre il saggio sul&nbsp;<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Falso_documentario\">mockumentario<\/a>&nbsp;di Navidson, compie durante la lettura. Truant, l\u2019essere pi\u00f9 vicino al lettore che potrete incontrare nel corso del romanzo, inizia a comprendere che il testo, con lo scorrere delle pagine, lo sta contaminando, popola i suoi pensieri (e i suoi incubi) e&nbsp;<em>influenza<\/em>&nbsp;profondamente le relazioni che intrattiene con gli altri individui, al punto da innestargli un irrefrenabile bisogno di isolamento. \u00abSentivo che stavo ricominciando a farmi prendere dal panico, non stavo bene. Forse era per via del fatto che avevo perso la bussola, avevo perso la cognizione del tempo e anche dei brandelli di fatti accaduti\u00bb. Ma come \u00e8 possibile&nbsp;<em>perdere la bussola<\/em>&nbsp;dentro una casa (che tra l\u2019altro non \u00e8 nemmeno quella di Ash Tree Lane, ma l\u2019appartamento sudicio dello stesso Truant)?<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 l\u2019autore, quello vero, ci toglie, parola dopo parola, la terra sotto i piedi. Per descrivere un oblio privo di direzioni, costruito dentro mura che si modificano a ogni sospiro, inizia ad elencare nel romanzo tutto ci\u00f2 che la casa&nbsp;<em>non&nbsp;<\/em>\u00e8, tutti gli stili architettonici ai quali&nbsp;<em>non<\/em>&nbsp;si ispira (783) o tutte le strutture o oggetti che&nbsp;<em>non<\/em>&nbsp;possiede al suo interno (434). Danielewski, tramite Zampan\u00f2, elenca ci\u00f2 che non c\u2019\u00e8 per definire ci\u00f2 che c\u2019\u00e8, ovvero un immenso spazio vuoto, il nulla. \u00abProvate a immaginarvelo, nei vostri sogni\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 cos\u00ec che l\u2019autore americano erige un vero e proprio pantheon dell\u2019assenza, che non \u00e8 nemmeno un pantheon, perch\u00e9 questo vorrebbe dire identificare una struttura dove non c\u2019\u00e8, assicurare un riferimento di salvataggio a una mente in maremoto. Cosa che, fondamentalmente, non avviene&nbsp;<em>mai<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Per queste ragioni Mark Danielewski, nella casa di Ash Tree Lane, struttura, a mio parere magistralmente, un\u2019anarchitettura dell\u2019incubo.<\/p>\n\n\n\n<p>Infatti, come il movimento di&nbsp;<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Gordon_Matta-Clark\">Matta Clark<\/a>&nbsp;si prefiggeva, tra gli obiettivi, la parziale demolizione di edifici per evidenziarne la struttura retrostante, ci\u00f2 che sta&nbsp;<em>dietro<\/em>&nbsp;l\u2019estetica del palazzo, cos\u00ec Danielewski decostruisce qualsiasi possibile concezione di incubo, qualsivoglia casa maledetta che alberghi nel nostro immaginario collettivo, ogni modellino cronenbergiano di essere deforme, per gettarci nella struttura che abita ancora prima della paura, e che altro non \u00e8 se non l\u2019abisso, la tenebra priva di senso o, per dirla&nbsp;<em>\u00e0 la<\/em>&nbsp;Lovecraft, \u00abl\u2019oscuro mare d\u2019infinito\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Dunque, che fare se ti ci trovi in mezzo? Come rispondi, se qualcuno ti chiede:&nbsp;<em>che giorno \u00e8, oggi<\/em>?<\/p>\n\n\n\n<p>La casa di Ash Tree Lane pu\u00f2 funzionare come una gigantesca vasca di deprivazione sensoriale, in grado di rimuoverti dal mondo esterno. Questo potrebbe provocare un leggero senso di nausea, una perdita di equilibrio, come dopo un girotondo troppo lungo. Il tempo si sente infatti in funzione di qualcosa che lo scandisca. Un&nbsp;<em>centro<\/em>, che nella casa non esiste. \u00abLa nozione di una struttura priva di centro rappresenta di per s\u00e9 l\u2019impensabile assoluto\u00bb dice Jacques Derrida.<\/p>\n\n\n\n<p>Ovviamente, puoi chiudere il libro e tornare a ticchettare, ricostruire i muri neri che hai attraversato, magari ritinteggiarli e ripopolarli di stanze e appuntamenti imprescindibili. Fare in modo che il metronomo torni a battere.<\/p>\n\n\n\n<p>Io l\u2019ho fatto.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma adesso una parte di te \u00e8 cosciente che non sono altro che appigli, scogli di un mare nero nel quale navighi da sempre e, dove, a un certo punto della tua vita, affogherai. Te ne andrai dalla casa di Ash Tree Lane, ma in realt\u00e0 non oltrepasserai mai nemmeno il giardino. \u00c8 come nel paradosso di Zenone: cammini cammini, ma al punto B potresti non arrivare pi\u00f9. E questo potrebbe anche andarti bene. Perch\u00e9, parafrasando le parole di Zampan\u00f2, il valore di un minuto o di una settimana ora non \u00e8 pi\u00f9 affar tuo.<\/p>\n\n\n\n\n\n<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on the_content --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on the_content -->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abLa casa di Ash Tree Lane pu\u00f2 funzionare come una gigantesca vasca di deprivazione sensoriale, in grado di rimuoverti dal mondo esterno. 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