{"id":2276,"date":"2019-12-04T17:03:18","date_gmt":"2019-12-04T17:03:18","guid":{"rendered":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/?p=2276"},"modified":"2023-12-07T14:02:23","modified_gmt":"2023-12-07T14:02:23","slug":"it-e-la-doppia-memoria","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/index.php\/2019\/12\/04\/it-e-la-doppia-memoria\/","title":{"rendered":"It e la doppia memoria"},"content":{"rendered":"\n<p>Tre mesi fa ho promesso alla redazione che avrei scritto un pezzo su <em>It-Capitolo Due<\/em>. Un mese dopo sono andato a vederlo in un multisala di Roma, munito di aspettative e appunti vari su romanzo\/miniserie tv\/film. Poche ore dopo la visione della pellicola, per\u00f2, mi sono reso conto che di tutte le domande sorte, prima e dopo la suddetta visione, <em>una<\/em>, particolarmente rilevante, sfuggiva ancora alla mia interpretazione. <em>It-Capitolo Due<\/em> di Andr\u00e9s Muschietti, al di l\u00e0 dei <em>jump scare<\/em>, dei deludenti spargimenti di sangue e delle discussioni giornalistico-sartoriali sull\u2019aderenza del romanzo alla trasposizione cinematografica, mi stava infatti richiedendo di sciogliere un quesito al quale non ero minimamente preparato a rispondere: <em>per quale motivo ho visto It-Capitolo Due<\/em>. Una cosa del tipo: hai letto il romanzo, ti sei guardato entrambi i capitoli, ora trovaci un senso e, se non riesci, lascia perdere. Cos\u00ec, non avendo elaborato una risposta soddisfacente nei giorni a seguire, avevo dimenticato tutto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Questo, fino a qualche giorno fa.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo scorso sabato sera, catapultato nuovamente in un multisala a rischio non-luogo, dove l\u2019intrattenimento cinematografico era imbottito di ristoranti simil drive-in e sale giochi popolate da bambini a due vagiti dal crollo psichico, ho visto un\u2019altra pellicola appartenente al multiverso kinghiano, <em>Doctor Sleep<\/em>. Il film, di cui l\u2019unica nota di merito erano i titoli di coda, mi ha fatto tornare alla mente, per una serie di ponti sinaptici in parte a me oscuri, quella domanda che avevo momentaneamente accantonato nel ripostiglio del mio cervello e che, come tante altre, era solo in attesa del tasto \u201ccancella\u201d. <em>Per quale motivo ho visto It-Capitolo Due<\/em>. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>O meglio.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 <em>tutte quelle persone<\/em>, senza quasi alcuna distinzione di sesso\/et\u00e0\/passione per gatti o cani, <em>erano l\u00ec<\/em> a vedere <em>It-Capitolo Due<\/em> piuttosto che partecipare a qualsiasi altro rituale sociale offerto dal caldo settembre romano.<\/p>\n\n\n\n<p>Quindi mi sono messo a ri-pensare la questione, tentando, una volta per tutte, di dare una risposta esauriente.<\/p>\n\n\n\n<p>Da fan del romanzo di King posso affermare che la ragione prima ad avermi attratto verso il secondo capitolo di Muschietti era stata la fidelizzazione all\u2019universo orrorifico dell\u2019autore del Maine, a cui il mondo letterario, ma soprattutto cinematografico (<em>Shining<\/em>, <em>Il Miglio Verde<\/em>, <em>Misery non deve morire<\/em> eccetera) deve, se non il giusto riconoscimento, gli incassi milionari. King \u00e8 infatti riuscito a formare nell\u2019immaginario collettivo una cosa che in pochi, quasi nessuno, sono riusciti a fare: la produzione di un immaginario collettivo stesso.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa indubbia qualit\u00e0, per\u00f2, se sfruttata fino allo sfinimento, pu\u00f2 costituire un pericoloso boomerang. L\u2019ambiente narrativo che emerge da molti dei romanzi dello scrittore sta di fatto colonizzando, che ci piaccia o no, la produzione cinematografica contemporanea. E in una catena di multisala dove si vendono film come in paninoteca i sandwich, la pietanza cucinata da Stephen King si dimostra uno dei piatti pi\u00f9 consumati. Questo oggetto culturale, dunque, viene riproposto retromaniacalmente fino a riempire ogni pancia; e sar\u00e0 cos\u00ec per molto tempo ancora, poich\u00e9, assoggettando la settima arte alle dinamiche di mercato, come ci ricorda Mark Fisher in <em>Spettri della mia vita<\/em>, \u00absi afferma la tendenza crescente a sfornare produzioni culturali simili a quelle che avevano ottenuto successo in precedenza\u00bb. In sintesi: dovremmo sorbirci film e serie tv di ragazzini ciclo-muniti, di et\u00e0 comprese tra i 10 e i 16 anni e abitanti cittadine infestate per molto tempo ancora.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma ho comprato il biglietto di <em>It<\/em> anche per un altro motivo: l\u2019enorme fascino che il villain del romanzo (e del film) ha da sempre esercitato su di me nel corso degli anni. Creatura che assume sembianze differenti a seconda dell\u2019incubo dell\u2019interlocutore (per l\u2019ipocondriaco Eddie, ad esempio, \u00e8 un lebbroso), Pennywise non \u00e8 soltanto un reietto che abita gli antri pi\u00f9 oscuri delle strade, l\u2019agente del terrore che le infesta, ma l\u2019<em>essenza<\/em> della citt\u00e0 stessa, incubo planimetrico del centro abitato, collegato a doppio filo alla storia di Derry fino al punto che, nelle battute finali del romanzo, la sua distruzione implica lo sprofondamento della citt\u00e0 stessa.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma queste ragioni, per quanto mi potessero far dormire la notte, non erano ancora soddisfacenti. <em>Per quale motivo ho visto It-Capitolo Due. <\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il quesito non ha trovato la sua soluzione fino a quando, come menzionato molte righe sopra, sabato scorso, uscito dalla sala post-<em style=\"font-size: 16px; letter-spacing: 0px;\">Doctor Sleep<\/em>, non mi sono ricordato di un particolare che due mesi prima mi era sfuggito.<\/p>\n\n\n\n<p>Accanto a me, su un paio di poltrone ergonomiche a prova allungamento gambe, mentre scorrevano le prime immagini di <em>It-Capitolo Due<\/em> durante la settembrina serata romana, sedeva una coppia di fidanzati. Lei appassionata della narrativa kinghiana, lui decisamente meno. Questa informazione l\u2019avevo potuta dedurre solo grazie alla pratica diffusa in Italia (e quasi obbligatoria nei multisala) del dialogo in sala cinematografica. I discorsi di lei erano infatti infarciti di \u00abQuesta scena c\u2019era anche nel primo, ti ricordi?\u00bb, oppure \u00abTi ricordi che era successo tra Bill e Bevvie, eh?\u00bb, o anche \u00abTi ricordi che questa era la casa\u00bb eccetera. La litania si infilava nelle mie orecchie ogni diciassette minuti circa, fino a diventare un\u2019eco alla quale, dopo alcuni tentativi di mostrare il mio disappunto, mi ero arreso, registrando la conversazione monodirezionale come un personale rumore bianco. L\u2019altra naturale reazione, forse pi\u00f9 proficua, sarebbe stata voltarsi verso la ragazza e confidarle che se esiste un nesso logico tra i due capitoli di un film diviso in due capitoli non \u00e8 solo degno di nota, ma anche decisamente <em>normale<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Per\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>Il ricordo del salmodiale ritornello della ragazza, il <strong>\u00ab<\/strong>Ti ricordi<strong>\u00bb<\/strong> che aveva tenuto in ostaggio le mie orecchie per buona parte del film, mi ha fatto pensare a un particolare abbastanza ovvio e, proprio per questo, fino a qualche giorno fa occamiamente celato ai miei occhi.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La banda dei perdenti torna a Derry dopo ventisette anni, non ricordandosi quasi nulla di ci\u00f2 che \u00e8 successo. Il gruppo dei sei ragazzi ormai adulti \u00e8 vittima di una perdita di memoria da stress post-traumatico, scaturita dallo scontro con Pennywise e amplificatasi dopo l\u2019abbandono della citt\u00e0, alla quale solo Mike, rimasto a Derry, \u00e8 immune. Per sconfiggere il clown, i personaggi hanno la necessit\u00e0 di <em>ricordare<\/em> ci\u00f2 che \u00e8 successo, e di rimettere le mani dentro le viscere di quella memoria traumatica che li potrebbe, e li fa, soffrire. Non \u00e8 un caso che proprio la vita di King sia stata segnata da una simile perdita di memoria. Da bambino, infatti, mentre il futuro scrittore si divertiva a giocare nei dintorni di una ferrovia con un suo amico, quest\u2019ultimo cadde sulle rotaie e venne travolto da un treno. Mor\u00ec sul colpo, e King fu portato all\u2019ospedale in stato confusionale, affermando di non ricordare <em>nulla<\/em> dell\u2019accaduto.<\/p>\n\n\n\n<p>Il recupero del ricordo legato a un trauma \u00e8 dunque cruciale per King, ma questo ancora non basta a spiegare per quale ragione mi trovassi in sala quella sera di settembre romano, affiancato da una coppia di fidanzati dalla comunicazione monodirezionale.<\/p>\n\n\n\n<p>Oltre alla prima memoria, infatti, ne possiamo individuare un\u2019altra. L\u2019immaginario collettivo chiamato <em>It<\/em> si nutre anche di quella che potremmo definire <em>memoria magica<\/em>, ovvero il ricordo di un mondo irreale che, per alcuni versi, appartiene quasi esclusivamente all\u2019et\u00e0 infantile. I bambini, infatti, per loro stessa natura, vivono in un universo impregnato di fantasia che agli adulti, molto spesso, \u00e8 celato. Questa peculiarit\u00e0 viene enfatizzata quando i ragazzi di Derry, in preda al panico da manifestazioni clownesche, tentano di convincere i propri genitori (senza essere creduti) della minaccia-Pennywise. L\u2019incomprensione \u00e8 evidente nel <em>Capitolo Uno<\/em>, quando Bevvie, dopo aver assistito a una fuoriuscita fluviale di sangue dallo scarico del lavandino, prova ad avvertire del pericolo il padre, Alvin Marsh, avendo di tutta risposta la frase che segner\u00e0 la sua vita da adolescente e da adulta: \u00abMi preoccupi molto Bevvie, mi preoccupi molto\u00bb. E questa \u00e8 la seconda sfida che i perdenti (ormai adulti) di Derry si trovano ad affrontare. Poich\u00e9 non solo viene chiesto loro di ricordare, ma anche di <em>rivivere<\/em> i luoghi della loro infanzia con lo stesso sguardo del tempo, per sconfiggere It una seconda e definitiva volta. Devono riacquisire dunque quella <em>visione magica<\/em> del mondo, parte di una memoria che, a causa dell\u2019evento traumatico e del percorso di maturazione individuale, era stata momentaneamente rimossa. Questo accade, ad esempio, quando Bill Denbrough recupera la storica bicicletta Silver in un negozio di antiquariato, oppure quando i perdenti ripiombano letteralmente dentro il loro vecchio nascondiglio nei Barren. Sar\u00e0 solo grazie a questa <em>doppia memoria<\/em>, traumatica e magica, che, in definitiva, i ragazzi di Derry saranno in grado di sconfiggere It.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma la considerazione, che potrebbe costituire gi\u00e0 una risposta soddisfacente alla domanda di cui molto sopra, fa nascere un\u2019altra questione, alla quale \u00e8 ora d\u2019obbligo rispondere. Perch\u00e9 il viaggio attraverso la doppia memoria \u00e8, per Stephen King come per ognuno di noi, un cammino cos\u00ec imprescindibile? &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 ricordare, come scrive l\u2019autore del Maine, \u00abvuol dire attivare una ruota\u00bb. Siamo le persone che eravamo, e le persone che eravamo gi\u00e0 in potenza erano quello che noi siamo oggi. L\u2019adulto che guarda in avanti deve necessariamente guardare indietro per comprendere appieno la propria natura e volgerla verso il futuro, in un continuo processo autopoietico. Questa \u00e8 ci\u00f2 che l\u2019autore definisce l\u2019\u00abunica umana possibile concezione di infinito\u00bb, una ruota che gira su s\u00e9 stessa, i cui raggi sono i passati che ci abitano, e che faranno parte del nostro futuro. Cos\u00ec il circolo si chiude, la ruota gira e lo far\u00e0 per sempre.<\/p>\n\n\n\n<p>La ruota, stavolta, ha girato anche per me. Lontano dall\u2019infinitarmi, mi ha portato, tramite un innesco, a rispondere a una domanda che mi ero posto due mesi fa, comodamente accantonata in un anfratto mnemonico. Ha inoltre attivato una seconda memoria, <em>magica<\/em>, ricordandomi (e spiegandomi) le ragioni della mia personale passione per la cittadina di Derry e dei personaggi che la abitano. Ma, come spesso succede, tornando alla prima pagina del romanzo, si scopre che la soluzione era gi\u00e0 scritta all\u2019inizio, inequivocabile, come solo una dedica sa essere: \u00abRagazzi, il romanzesco \u00e8 la verit\u00e0 dentro la bugia, e la verit\u00e0 di questo romanzo \u00e8 semplice: <em>la magia esiste<\/em>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n\n\n<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on the_content --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on the_content -->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abUna cosa del tipo: hai letto il romanzo, ti sei guardato entrambi i capitoli, ora trovaci un senso e, se non riesci, lascia perdere\u00bb.<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on get_the_excerpt --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on get_the_excerpt --><\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":2240,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"footnotes":""},"categories":[40,10],"tags":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v17.1 - 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